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Un libro: A dio spiacendo

Dopo essere morto, Yankel Morgenstern approda in paradiso, dove scopre che Dio è un grosso pollo soddisfatto di sé: tocca adeguarsi e, nel caso, cambiare le proprie abitudini alimentari. A Schwartzman, invece, Dio ordina di erigere un altare dorato nel cortile di casa, poi di comprare legno di cipresso per costruire un’arca.

Stanley Fisher, a sua volta, in un momento di difficoltà, compie un viaggio in Israele e in una caverna del Negev trova tredici tavolette di pietra antichissime, portatrici di un messaggio che potrebbe cambiare l’intero corso dell’esistenza umana; solo che nessuno le vuole comprare, nemmeno su eBay.

In questi racconti Shalom Auslander tratteggia una serie di incontri-scontri con l’Onnipotente, sardonici e dissacranti, surreali eppure precisi nel descrivere il complicato rapporto tra l’uomo e la religione. Il Dio di Auslander a volte soffre di emicrania, può essere un temuto businessman, o ancora può scendere di persona a Manhattan per eliminare qualcuno inspiegabilmente sfuggito alla rigida programmazione delle morti.

Il mondo intero, animali compresi, è in balia di questo Dio autoritario e implacabile, una creatura capricciosa e dispotica che, con la costante minaccia di punizioni nel mondo a venire, li costringe a seguire assurde norme nel mondo presente.

Ma la narrazione di Shalom Auslander lascia aperta una via per combattere l’ossessione del precetto: quella di un’ironia irriverente, a tratti feroce ma liberatoria. E forse, tutto sommato, ci si può concedere un cheeseburger anche nel giorno di Shabbat.

“Lucifero guidò a tavoletta finché non arrivarono a Manhattan, ma anche per gli arcangeli il traffico del venerdì sera era insidiosamente lento. Dio guardava accigliato fuori dal finestrino del lato passeggero. Detestava scendere quaggiù.
«Che razza di cesso» pensò.
Quella miserabile stronzata lo deprimeva. Stramaledetto Bloom. Programmato per morire più di sei mesi prima, il tizio se ne andava ancora in giro per l’Upper West Side di Manhattan. Doveva essere una semplice rapina, niente di speciale: Bloom sale su un treno della metropolitana, un ragazzetto tira fuori un coltello, Bloom se lo becca nello stomaco. La Morte organizzava migliaia di cose del genere ogni settimana. Ma quel giorno, proprio quel giorno, Bloom non si era svegliato. In ritardo per un appuntamento, si era precipitato fuori e anziché prendere la metropolitana era salito su un taxi.
Uno incasina una morte, e non c’è fine ai problemi. C’erano voluti mesi per riprogrammare la morte di Bloom, e adesso era andata di nuovo a monte.”

Fonte: www.illibraio.it

Un commento su “Un libro: A dio spiacendo

  1. Spugna
    17 luglio 2010
    Avatar di Spugna

    Esilerante 🙂

I commenti sono chiusi.

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Questa voce è stata pubblicata il 16 luglio 2010 da in L'angolo dei libri - Le nostre segnalazioni con tag , , , , .