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Protesta dei pastori Coldiretti: il pecorino Italiano prodotto in Romania

Un migliaio di pastori provenienti da Sardegna, Lazio, Toscana, Sicilia, Umbria e da altre regioni è sceso oggi in piazza, in occasione dell’incontro previsto nel pomeriggio fra le organizzazioni di categoria e il ministro dell’Agricoltura Giancarlo Galan sulla crisi del comparto ovi-caprino. Coldiretti ha dato appuntamento ai pastori alle 10 davanti al ministero delle Politiche agricole in via XX Settembre a Roma, a sostegno della piattaforma che l’organizzazione porta in discussione.

Gli allevatori chiedono al Governo, attraverso il presidente nazionale di Coldiretti Sergio Marini, l’approvazione della piattaforma per ”Una filiera ovi-caprina tutta agricola e tutta italiana”. Qualora non ottenessero le risposte che si aspettano, i pastori assicurano che la loro protesta proseguirà.

Negli ultimi dieci anni gli allevamenti di pecore sono calati del 30% a causa della crisi che, spiegano dalla Coldiretti che ha organizzato la protesta, rischia di decimare i circa 70mila alllevamenti rimasti che svolgono un ruolo insostituibile per l’ambiente, l’economia, il turismo e la stabilità sociale del territorio.

Secondo dati Coldiretti, la Sardegna è la prima regione, con una produzione di tre milioni di quintali, seguita dalla Sicilia con 700.000, dal Lazio con 600.000 e dalla Toscana con mezzo milione.

Sotto la sede del ministero dell’Agricoltura, portando con sé forme di formaggio e pecore, sistemate in un recinto con paglia e acqua. Cinque grandi tendoni gialli e tanti striscioni con scritte verdi completano la scenografia della protesta dei pastori di Lazio, Toscana, Sicilia e Sardegna, contro il calo dei prezzi del latte, le quote latte e l’aumento dei costi di produzione.

No pecore no party. Senza la pastorizia la Sardegna muore‘, ‘Industriali come lupi, strangolano i pastori’, ‘Allevamenti ko: il prezzo non è giusto’, ‘Subito l’etichetta d’origine’ sono alcuni degli slogan esposti sotto le finestre del ministero.

I manifestanti hanno offerto formaggi pecorini di tutte le regioni ai passanti, anche per far conoscere le pesanti condizioni di vita imposte dal loro lavoro: sveglia alle 5 ogni mattina per la prima mungitura, da ripetere poi nel pomeriggio così da ottenere da ogni pecora circa un litro di latte al giorno, pagato appena una sessantina di centesimi al litro, ben al di sotto dei costi di produzione, vicini a un euro.

Lo Stato italiano è proprietario di una industria che in Romania, con latte romeno e ungherese, produce formaggi di pecora che vengono spacciati come Made in Italy sui mercati europeo e statunitense contribuendo ad uccidere con la concorrenza sleale i pastori italiani.

Lo si legge in una nota della Coldiretti che ha messo a punto un dossier in occasione della protesta dei pastori italiani giunti a Roma da tutte le regioni italiani per manifestare di fronte al Ministero delle Politiche Agricole.

“Siamo di fronte – sostiene la nota – ad un caso eclatante in cui lo Stato che è impegnato a combattere il finto Made in Italy ne diventa produttore”.

Infatti attraverso “la società pubblica per l’internazionalizzazione Simest è socio proprietario di una società rumena, la Lactitalia, con sede in Romania che produce, utilizzando latte di pecora romeno e ungherese, formaggi rivenduti con nomi italiani tra cui Dolce Vita, Toscanella e Pecorino.

La presenza di prodotti di imitazione sui mercati internazionali è – spiega la nota – la principale ragione del calo del 10% delle esportazioni dei formaggi di pecora Made in Italy con la quale viene motivata una insostenibile riduzione dei prezzi riconosciuti agli allevatori italiani.

Lactitalia si descrive nel suo sito – riferisce la Coldiretti – come “una società di diritto romeno costituita al 100% da investitori italiani, apportatori di know how tecnologico e commerciale, operanti nel settore caseario da oltre 85 anni.

La capacità di trasformazione dello stabilimento è pari a circa 100mila litri di latte al giorno; per quanto attiene ai prodotti finiti la loro commercializzazione avviene verso gli USA, l’Unione Europea e la Romania”. L’azienda Lactitalia ha aperto nel 2007 un caseificio a Izvin, nei pressi di Timioara,grazie ad un investimento di 5 milioni di euro finalizzato alla produzione di formaggi e latticini destinati sia al mercato romeno che all’export (i principali Paesi di sbocco sono gli Stati Uniti con il 55% di export, l’Italia e la Grecia).

Il caseificio impiega 34 addetti a tempo pieno ed altri 29 con contratto stagionale e ha realizzato nel 2009 un giro di affari di oltre 4 milioni di euro. Dalle visure effettuate Lactitalia – continua la Coldiretti – risulta essere una Srl composta da due soci, una srl romena Roinvest di cui sono risultati soci cittadini apparentemente di nazionalità romena e Simest Spa, società italiana controllata dallo Stato (76% del capitale), che è stata istituita come società per azioni nel 1990, per promuovere il processo di internazionalizzazione delle imprese italiane ed assistere gli imprenditori nelle loro attività all’estero.

Sulla base delle indicazioni riportate sullo stesso sito della società Lactitalia trasforma latte di mucca e di pecora e commercializza i propri prodotti con due marchi, uno per il mercato estero e uno per quello rumeno, quali la Dolce Vita e Gura de Rai. Tra i prodotti spiccano ‘pecorino’ e ‘toscanella’, entrambi realizzati con latte di pecora, ma ci sono anche altri nomi italiani come mascarpone, ricotta, mozzarella, caciotta, solo per citarne alcuni”.

Fonte Agi

3 commenti su “Protesta dei pastori Coldiretti: il pecorino Italiano prodotto in Romania

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Questa voce è stata pubblicata il 6 settembre 2010 da in Consumatori & Utenti, Leggo & Pubblico con tag , , , , .
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