Copio in calce l’ultimo post di Cavicchi (direttore di Quattroruote) sul suo Blog.
Mi chiedo se sia logico che chiunque (e tanto più il Direttore di Quattroruote) si faccia domande inerenti alla privacy circa questa idea della Bmw… ?
Idea che se è così come viene raccontata, mi sembra perlomeno idiota….
Già abbiamo l’automobilista che si distrae durante la guida, ci manca solo che completi l’opera distraendosi pure al semaforo (per cosa poi? per fare ciao con la manina ad un’estraneo?)
Vero che dopo la splendida operazione Citroen approvata da Quattroruote, vien da porsi domande sulla credibilità della rivista…
Vero anche che invece di una critica verso un’applicazione come minimo inutile, (se non fonte di distrazione ed insicurezza stradale) mi trovo una riflessione di bassa qualità, inadatta anche da leggere il 15 agosto sotto l’ombrellone….
Non saremo mica alla vigilia di un’approvazione anche verso Bmw?
Viene definita “Pensata originale“. Originale forse, inutile di sicuro.
Questo il commento di un lettore: Direttore ma Lei e Quattroruote non dovreste perorare la causa della sicurezza stradale ad ogni costo,bandendo i sempre più numerosi gadget che distraggono dalla guida? Sono davvero perplesso…..
°°°
Quelli della Bmw, guardando avanti, pensano a tutto: anche al tempo che uno passa a bordo dell’auto nei tempi morti. Nelle soste al semaforo, per esempio.
Così è saltata fuori un’idea (ma forse è già molto di più di un’idea) che si può sintetizzare così: grazie a una webcam a bordo, aspettando il verde, il conducente può avviare un’applicazione che va a pescare a caso una connessione tra le persone aderenti al network che in quel momento si trovano anch’esse alla guida, ferme ad un altro semaforo, in qualunque parte del mondo.
Non appena la connessione si stabilisce, queste persone possono vedersi e salutarsi, scambiare qualche parola prima dell’addio definitivo quando il semaforo ritorna verde e bisognerà avviarsi. La connessione, infatti, è assolutamente fortuita ed è quasi impossibile ribeccare la stessa persona un’altra volta.
Pensata originale? Sicuramente sì. Ma con la nostra privacy come la mettiamo? Insomma, può piacerci l’idea che qualcuno, a caso, entri nel nostro mondo virtualmente, seppur per qualche attimo?
mi capita spesso di vedere auto con una tv integrata sul cruscotto, che viene utilizzata durante la guida… tralasciando poi molti camion con proprio un tv a lcd … l’elettronica è una bella cosa se usata con giudizio, tuttavia dubito fortemente che l’applicazione Bmw impedisca al 100% di chattare anche durante la marcia…quindi un’ulteriore distrazione per conducenti che oggigiorno tutto fanno, tranne che condurre…
ed una volta di più trovo assurdo il punto di vista di Cavicchi….
Questo divertente nella sua ridicolaggine post del blog di “Quattroruote” è fonte di simpatica ispirazione per me:
Riflettevo.
Quando, all’alba dei Novanta dello scorso secolo e dopo che il Montezemolo ne reclamizzò l’uso facendone ampio sfoggio dalle poltroncine-vip degli stadi di “Italia ’90”, iniziarono a vendersi i primi telefoni cellulare – li ricordate? Eran grandi quanto un citofono; alcuni addirittura avevano la struttura da radio-telefono, portatili come una autoradio estraibile e con tanto di cornetta stile classico telefono in bachelite nero degli Anni Trenta; era facile vedere il manager camminare al telefono con il proprio portaborse due passi indietro che gli reggeva il pesante arnese, scene ridicole assai; avevano nomi improbabili: una marca, persino, si confondeva con il nome di un giovane cantante italiano… O era il contrario? Comunque: modernariato, ormai! – e poche persone potevano permetterselo…
* * *
… Ebbene: a Napoli si iniziò a vedere persone ai semafori che “noleggiavano” tali arcaici telefoni portatile onde permettere, previo salato esborso di “vecchie lire” – ah! Quando la moneta si poteva coniugare al plurale e ci si sentiva tutti più ricchi… – a ciascuno di provare l’incredibile emozione di chiamare qualcuno stando seduto al volante della propria Simca 1000 color sabbia o NSU Prinz verde bosco in coda allo stop.
Fu tutto un fiorire di:
«Cuncetti’… Butta ’a pasta che stongo arrivaaaaaa’!»
«Mari’, m’hai suntut’? T’agg’ ditto ca nun pozzo veni’… Agg’aire a Furcella ad accattarme ’ sigarett’e cuntrabbann!»
«Ueeee! Piccere’… Fatt truva’ a letto già spugliata… Ca pozz’ fa’ solo ’na sveltina ampress ampress… Agg’ ’na causa in tribbunale alle tre!»
«’Uaglio’… Facit’e compiti che mammà sta venendo!»
Insomma: che altro si potrebbe dire, al telefono, alla guida del proprio autoveicolo fermo al semaforo se non quattro idiozie senza capo né coda?
Altri tempi, comunque.
* * *
Altri tempi, oggi.
Il Mondo alla rovescia, cambiato da BMW. Rendiamo merito a essa. Eccome.
Oggi sono i manager in carriera – coloro che fan buffi su buffi per permettersi l’orripilante X6 color escremento di mucca pazza – che per rientrar nelle spese, pagarsi una rata o un pezzo di mutuo, affittano ai semafori la web-cam della propria automobile agli extracomunitari onde permettere loro di salutare i parenti nel Pakistan piuttosto che in Bangladesh.
Cos’e pazz’!
Francesco
Dopo essermi deliziato, in pausa pranzo nel bel e buon ristorantino qui vicino “Il Chiodofisso” di via della Balduina, gustando un ottimo risotto ai frutti di mare accompagnato da un morbido e piacevole nei sentori balsamici calice di Bellone dei Castelli, il post del Cavicchi mi ha suggerito questa divertente storiella:
Semaforo di viale Mazzini, all’incrocio con piazzale Clodio a Roma.
Una mattina soleggiata, cielo terso e pulito, aria frizzante che annuncia la nuova stagione, sebbene l’autunno sia già iniziato da un po’: è il 15 ottobre, Santa Teresa d’Avila.
L’avvocato Alfredo “Torbella” Mastrofranco – giovane trentenne legale “in carriera” giunto ad aprir studio ai Monti Parioli a furia di difendere con successo piccoli e grandi spacciatori di quel quartiere carico di umanità che il Sindaco vorrebbe scioccamente radere al suolo, circostanza che al “Nostro” non provoca alcuna smorfia sul viso: in borgata, ormai, non mette più piede; sono i clienti, infatti, che arrivano a lui, bussando all’elegante campanello del suo studio – alla guida della sua discutibile BMW Serie 5 Gt è fermo al semaforo con luce rossa.
Accanto al “Nostro” siede Alvaro “Er cicoria” Mastandrea, 65 anni; il quale, a dispetto del soprannome che si trascina dall’infanzia, è una “rispettabile” pedina dello spaccio di quella “neve” che, lungo la via Casilina, giunge quotidianamente da Tor Bella Monaca nelle stanze che contano di Ministeri, Presidenze, Emittenti televisive, Parlamento, eccetera.
* * *
I due hanno udienza in tribunale, ma sono sereni e rilassati: pane quotidiano, per loro. Protetti dalle “alte italiche sfere” sanno che avranno vittoria facile in qualsiasi processo.
L’uno avviato verso brillante professione, l’altro a consolidare la sua posizione di boss che conta, chiacchierano tra loro.
«Arva’ – esordisce il giovane avvocato – hai visto che machina da paura me so’ comprato… È ’n concentrato de tecnologia, ‘na nave spazziale, artroché machina… È ’na Biemmevvù, mica ’na Fiat!»
«An’vedi… Arfre’: e che è ’sta telecamera?»
[nel mentre, la coda è arrivata al Lungotevere, ma nessuno osa disturbare “gente che conta e che, sicuramente, conterà sempre di più” suonandogli contro…]
* * *
«’Sta “telecamera”…? Arva’: questo è er futuro è! Aho: questa è ”na Biemmevvù, mica ’na Opèl! Er massimo che puoi trova’ su ’na strada, aho! Co’ ”sta machina ce manni li missili sulla Luna, ce manni…»
«’n’vedi… Ma ché: fa’ puro er café?»
«Ma che sta’ a di’, Arvare’… E fatte tecnologgico, fatte! Fatte tecnologgico: co’ ’sta Biemmevù ce puoi parlà puro co’ li cinesi, n’ce lo sai, Arvare”? Guarda: mo’ me collego…»
[nel mentre, la coda è arrivata a piazza dei Tribunali, ma nessuno osa disturbare “gente che conta e che, sicuramente, conterà sempre di più” suonandogli contro…]
* * *
Il “Torbella” accende la telecamera. Sul video appare, immediatamente, la faccia di uno strano signore, di età indecifrabile, dalle sembianze di un incrocio tra Putin e Alexej Mikhailichenko, spettinato, sorridente e rosso in video come se si fosse “sparato” 4-5 quartini di vodka, alla guida della propria Volga M-21, quasi un tuffo nel passato del nazional-socialismo che fu.
«Гимн Советского Союза…»
«Aho, Arfre’, ma che sta a di’, questo? Ma chi c… è, sto strano tipo?»
«Boh?»
«Союз нерушимый республик свободных
Сплотила навеки Великая Русь.
Да здравствует созданный волей народов
Единый, могучий Советский Союз!
[La Grande Russia ha saldato per sempre
Un’unione indivisibile di repubbliche libere!
Viva l’unita e potente Unione Sovietica
Fondata dalla volontà dei popoli!]»
* * *
«Aho, Arfre’… Ma che è ’sta robba? Io c’ho paura…»
«Arvare’… Io me la sto a fa’ sotto, me la sto… Ma ’ndo semo? In che anno semo? Ma che: è questa la tecnologia del futuro Biemmevù… Oddio: allora… Nel futuro diventeremo tutti comunisti… Aiuto!»
«Io c’ho paura, Arfre’…»
[nel mentre, la coda è arrivata a piazza Trilussa, in quel di Trastevere, ma nessuno osa disturbare “gente che conta e che, sicuramente, conterà sempre di più” suonandogli contro…]
* * *
«Arva’… Sai che te dico? Mo sto cesso de Biemmevu comunista lo venno subbito, lo venno… E me pijo la 500 usata che venne “Er Sóla der Mandrione”, che dice era de er Pupone… ma a me che me frega, aho: sempre mejo de sta ciofega comunista de Biemmevù sarà, no?»
Il Torbella spegne la telecamera e, con gioia di una coda ormai lunga 15 chilometri, mette in moto la BMW 5 Gt.
Scatta il rosso… Rosso relativo… Relativamente comunista… Quel rosso, insomma, dinanzi al quale si dovrebbe star fermi.
Crash! Splat!
L’ennesimo incidente mortale a piazzale Clodio.
* * *
Fu così che la BMW, grazie alle proprie masturbazioni tecnologiche senza futuro né utilità, privò l’Italia del prossimo ministro della [non]Giustizia in doppiopetto blu e del miglior fornitore di “neve” che i Palazzi del Potere abbiano mai visto…
Amen!
[Ogni riferimento a nomi, fatti, persone e cose reali è puramente casuale]
Francesco