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Un libro: La fuga del signor Monde

di Georges Simenon

Traduzione di Federica Di Lella e Maria Laura Vanorio

Ediz. Adelphi – Pagg. 154 – € 17,00

Trama: In una fredda mattina d’inverno, mentre il suo autista lo portava, come ogni giorno da trent’anni, alla ditta di import-export fondata da suo nonno, Norbert Monde ha deciso di scomparire. Anzi no: non c’è stato niente da decidere.

«Probabilmente lo aveva sognato spesso, o ci aveva pensato così tanto che adesso aveva l’impressione di compiere gesti già compiuti»: farsi radere i baffi, scambiare il completo dal taglio elegante con un abito di seconda mano, andare alla Gare de Lyon, chiedere un biglietto per Marsiglia.

Ma perché è accaduto proprio quel giorno? Forse perché era il suo compleanno; o forse perché, alzando gli occhi, ha visto «i comignoli rosa che si stagliavano sullo sfondo di un cielo azzurro pallido in cui fluttuava una minuscola nuvola bianca» – e gli è venuta voglia di vedere il mare.

Quando finalmente se l’è trovato davanti, il signor Monde ha pianto. E quelle lacrime, che si portavano via «tutta la stanchezza accumulata in quarantotto anni», erano dolci, «perché ora la battaglia era finita», e lui era finalmente come uno di quei clochard che dormono sotto i ponti di Parigi, e che più di una volta gli era capitato di invidiare. Così, ha cominciato a vivere una esistenza del tutto nuova, in un mondo che gli era ignoto.

Un giorno però gli apparirà dinanzi un fantasma della sua vita di prima: allora il signor Monde, che aveva portato in sé «la propria condizione di uomo come altri si portano addosso senza saperlo una malattia», riprenderà la sua identità e il suo ruolo, ma non sarà più la stessa persona. Perché da quel momento non avrà più ombre – e guarderà ogni cosa in modo diverso, con una sorta di «fredda serenità».

Letto da: Francesco

L’opinione: Chi ama l’accattivante vena narrativa del miglior Simenon ricaverà piena soddisfazione dalla lettura di questo breve romanzo scritto nel 1944. Unica nota negativa: proprio la brevità del libro. Come in tutte le affascinanti storie di Simenon, infatti, si viene letteralmente rapiti da vicende e personaggi, a questi affezionandosi a tal punto da non volerli proprio lasciare, sperando che non ci sia una ultima pagina a decretarne la fine.

Vero è anche, però, che la fluidità della scrittura e la semplicità della struttura narrativa donano al libro deciso fascino, permettendo di entrare in profondità nei caratteri psicologici del protagonista e dei comprimari e di gustare le atmosfere meravigliosamente polverose tipiche del romanziere francofono.

Ancora una volta si resta rapiti dalla bravura di Simenon, qui più in forma che mai, nell’indagare a fondo il carattere umano: attorno a cui egli riesce a imbastire la narrazione estrapolandone debolezza e solitudine, egoismo e cinismo, freddezza e disillusione, meschinità ed egocentrismo, accettazione e reattività. Mostrando una volta di più come nel toccare il fondo l’Uomo trovi la forza per riscattarsi. A patto di accettarsi diverso, come guardandosi per la prima volta riflesso in uno specchio interiore: un altro piccolo capolavoro.

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Questa voce è stata pubblicata il 17 febbraio 2011 da in L'angolo dei libri - Le nostre segnalazioni con tag , , , , .