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Dal giudice di pace sentenze telematiche contro le cartelle pazze. Ma a Roma non serve

Come detto tempo fa in un post che racconta le mie vicende con Equitalia & Agenzia delle Entrate che si dimenticano di recepire le sentenze a loro sfavorevoli, il messaggio è chiaro e deve essere recepito dal cittadino: Siamo tutti nella stessa barca. Ci vogliono prendere (i soldi) per sfinimento.

E’ faticoso (e spesso costoso), ma dobbiamo cercare di essere determinati ed opporci (legalmente) ad oltranza.

di Maurizio Caprino

Giusto un anno fa, Roma avviava la sua rivoluzione contro le cartelle pazze: un collegamento telematico tra giudice di pace e uffici dei vigili, per far arrivare le notizie sugli esiti dei ricorsi prima che partano cartelle esattoriali anche contro chi li ha vinti.

Nel frattempo, la riforma estiva del Codice della strada ha pure – udite udite – istituzionalizzato in tutta Italia questa elementare forma di civiltà, anche se si è limitata a prescrivere che la sentenza venga “trasmessa” (col computer? col piccione viaggiatore?) entro 30 giorni da quando viene depositata (già, quando?).

Non saprei se davvero la “trasmissione” avvenga dappertutto. Il dubbio è lecito, anche perché non è chiaro quale sia la sanzione per gli uffici inadempienti, fatto salvo il rischio di farsi condannare dai propri stessi giudici a risarcire i danni a qualche cittadino particolarmente puntiglioso.

Ma nel frattempo si può tentare di capire com’è andata a Roma in questo anno di telematizzazione delle sentenze. Ad alleggerire le cose in materia di ricorsi dovrebbe aver contribuito pure la posta elettronica certificata, fortemente voluta dal solerte ministro Brunetta.

Un affezionato lettore mi ha raccontato per iscritto la sua esperienza. Ve la riporto per esteso qui di seguito, ma a prima vista direi che non ci siamo: i dati non sono completi. Voi direte che possono essere casi sporadici, perché non è da tutti avere preso tante multe e aver presentato quasi altrettanti ricorsi. Però il caos della circolazione romana fa sì che situazioni del genere non siano poi così rare.

Racconta il lettore:

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