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Il tempo che ti piace buttare, non è buttato. (J. Lennon)

Il progresso è fare a meno del superfluo

In origine questo post doveva essere pubblicato dal Blog del Pupo Alpinista, sicuramente più adatto ad ospitare le parole di un alpinista, che non sono io,  ma come spesso capita, sono uscito un poco dal seminato ed infatti mi sono reso conto di essere saltato qua e là durante la scrittura, mescolando argomenti e teorie, che però solo all’apparenza sembrano scollegate fra loro.

O, meglio, il collegamento io lo vedo. Sarò pazzo? 🙂

Avrei voluto parlare solo della rinuncia teorizzata da Preuss che mi stimolava, quale argomento di discussione, anche se non sono uno scalatore, ma poi ho fatto mio il ragionamento di Messner

Non scriverne sarebbe stata un’occasione persa. E la Terra ne sta perdendo fin troppe di occasioni a causa dell’immobilità dell’umanità. Tutti ad aspettare che qualcun altro risolva i problemi, nessuno disposto a rinunciare a nulla, che comincino quelli oppure gli altri, poi li seguiremo anche noi. Si, come no.

Torniamo a noi. Nei giorni scorsi ho letto un articolo di Messner scritto per Vanity Fair in occasione del Giorno della Terra (22 aprile) nel quale esprimeva la sua opinione sul cosa fare per salvare la Terra e che riassumo in sintesi.

Per Messner il progresso è fare a meno del superfluo e per spiegare al meglio il suo concetto ha raccontato dell’alpinismo di rinuncia teorizzato da Preuss, uno scalatore austriaco; quest’anno tra l’altro ricorre il centenario della salita alla Parete Est del Campanile Basso effettuata da Paul Preuss e che sarà ricordata il 1° maggio, in una serata speciale al Trento Film Festival (28 aprile – 8 maggio).

In questa serata Messner, agganciandosi all’impresa di Preuss ovvero salire una via nuova senza far uso di corda e chiodi, nemmeno per la semplice assicurazione, esprimerà il suo pensiero: rinunciando al “non strettamente necessario” è possibile fare passi avanti. E non indietro come è naturale credere.

A suo tempo la filosofia di Preuss scatenò polemiche, così come fece Messner quando affermò che la scala dei gradi di difficoltà non poteva essere chiusa in alto. Che c’era un settimo grado dopo il sesto, fin lì ritenuto il limite massimo di difficoltà. Ed oggi gli alpinisti vanno ben oltre quel settimo grado che sembrava rivoluzionario.

Di questo Messner parlerà con Alexander Huber, uno dei migliori interpreti dell’arrampicata libera sulle grandi pareti, quelle sulle quali è stata scritta la storia dell’alpinismo classico.

Nel 1911 Preuss aveva già visto chiaramente come l’evoluzione tecnologica dell’alpinismo e l’incremento del turismo, avrebbe portato alla morte della montagna e non solo come terreno di gioco. Non c’ da vergognarsi a chiamarlo così, in quanto scalare non è indispensabile. Ma con la tecnologia, tutto sarebbe diventato possibile, per cui secondo Preuss al rispetto della montagna si sarebbe arrivati accettando il limite delle capacità personali. In poche parole, distinguendo fra necessario e superfluo. Un concetto che possiamo applicare ad ogni aspetto quotidiano.

E la Giornata della Terra, appena trascorsa, è l’occasione per ricordare che ognuno di noi deve fare qualcosa. Che non possiamo aspettare, con l’alibi che debbano essere i politici a tracciare le linee, a fare le leggi. Non faranno nulla se non saranno sollecitati a farlo, con una spinta dal basso.

Concordo con Messner quando afferma che i politici  pensano a conservare il loro potere Oggi, quando invece quello che serve è preservare la natura, anche Domani. E purtroppo in Italia siamo messi peggio; ancora una volta scriverò una sintesi in poche parole del sistema politico italiano, dette anni fa da un noto politologo: In Italia non viene rieletto chi FA ma chi impedisce di FARE.

Lo dice Messner, ma lo sappiamo bene anche noi, siamo ormai prossimi al punto di non ritorno o forse lo abbiamo già raggiunto, danneggiando la Terra che ci ospita in maniera irreversibile.

In Germania il cancelliere Merkel, decidendo di rinunciare alle centrali nucleari, di fatto ha preso atto della situazione, ammettendo che sarebbe sciocco illudersi che ci possa essere un aumento infinito dei consumi energetici. Dobbiamo iniziare a ridurli. Ognuno di noi.

°°°

Ritorno per un attimo al discorso su Preuss, in fondo sono state le sue teorie di rinuncia e quelle del limite di difficoltà di Messner, ad attirare la mia attenzione. Preuss il 3 ottobre 1913 muore precipitando dallo spigolo nord del Mandlkogel, una montagna nella sua terra natale. Nessuno sa cosa sia successo esattamente perché, come tante altre volte, era solo ed arrampicava slegato.

E’ giusto rinunciare ad ogni forma di sicurezza sino a perdere la propria vita, accadimento questo tutto sommato prevedibile?

Così come per la Terra non è necessario ritornare nelle caverne, per trovare un punto di equilibrio, mi chiedo se anche l’alpinismo non possa scendere ad un compromesso che permetta di tutelare la vita, senza per questo distruggere la montagna. Concordo invece con l’eliminazione della tecnologia che permetta anche a chi non ne ha la capacità di piantare la sua bandierina in vetta.

Secondo me conquistare una cima deve essere, per l’appunto, una conquista, ove la passione e la preparazione, sia fisica sia mentale, dell’alpinista tornino ad essere i punti principali. Parlo da non praticante, ovvio, ma credo che l’attrezzatura debba essere un aiuto, non la base di tutto, in modo da evitare poi gli eccessi raccontati nella vignetta che segue e che snaturano del tutto la filosofia dell’arrampicata.

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