Diciamo che dopo il felice esito della segnalazione fatta a suo tempo dei Privati Abissi, ritento il colpo.
Anche in questo caso è stata la copertina ad aver attirato l’occhio, anche se con meno intensità rispetto a quella suscitata dal libro di Calligarich; certamente non trascuro l’ambientazione romana, visto che curi la rubrica Uno sguardo su Roma 😉
Trama: La canicola dell’agosto romano pesta duro. Dagli alberi le cicale berciano il loro canto ipnotico. Nel vicinato i televisori stanno vomitando programmi per casalinghe assopite e Arturo Clemente viene assassinato in casa sua da un uomo che neanche conosce.
Quando il commissario Alee Blume arriva sulla scena già fin troppo affollata del delitto, scopre che la vittima, impegnata in prima persona contro le violenze sugli animali, non è uno qualsiasi: si dà il caso che la vedova sia una parlamentare dell’opposizione.
Blume, americano di origine, romano d’adozione e sbirro per vocazione, benché abbia passato oramai più di metà della sua vita nella capitale, non ha ancora imparato a piegarsi alle convenienze e alle clientele a cui i colleghi sembrano tanto attenti.
Sarà così costretto a giostrarsi continuamente tra la ricerca della verità e le pressioni da parte dei diretti superiori e dei palazzi del potere perché dia ai giornali un colpevole; si troverà a lottare per mantenere il controllo del caso in una città in cui anche un’indagine per omicidio deve piegarsi alle esigenze della politica.
Decisamente: sembrava confezionato su misura…
E, al di là di qualsiasi riferimento a tendenze caratteriali, davvero un romanzo con cui mi sono sentito in piena sintonia sotto ogni aspetto: scrittura, atmosfere, descrizioni, personaggi, annotazioni caratteriali e psicologiche.
Spesso mi capita, giorni dopo aver finito un libro che mi è piaciuto, di sentirmene “orfano”: desiderando, dunque, che non finisca e poterne continuare a leggere ancora.
Con “Privati abissi” ciò si è manifestato a massimi livelli…
eh, bè… Privati Abissi era perfetto per Masomink… 😉
Sì, vero: bella la copertina seppur non come quella di “Privati abissi”.
Sempre affascinante la prospettiva del Ponte Sant’Angelo (più conosciuto, forse, come Ponte degli Angeli) che conduce, in lontananza, alla silente ed armoniosa grandezza sobria della Mole Adriana. Ancor di più, poi, quando lo sguardo prospettico è dal basso, dalle sponde del fiume sotto gli elevati bastioni dei Lungotevere…
Che dire? Coraggioso e originale, senza dubbio, già il titolo che “inneggia” ai cani di Roma in una città celebre per le sue numerose sonnacchiose ma sempre vigili colonie feline…
Chissà: scatterà la scintilla che mi porterà verso “I cani di Roma”?
Se accadrà, ne racconterò le sensazioni sicuramente, come sempre, qui… Diciamo che “Privati abissi” possedevano un innesco ideale per me, qui dovrei confrontarmi con un genere, forse, troppo poliziesco per me…
Chissà…