Nei giorni scorsi ho letto un articolo Su Rolling Stones, un capitolo tratto dal manuale di gestione finanziaria uscito recentemente (Come together: The business Widsom of Beatles – di George Cassidy & Richard Courtney) che parla dei Beatles sotto l’aspetto economico.
Nel corso degli anni i 4 di Liverpool sono sicuramente diventati milionari, ma inizialmente hanno avuto notevoli problemi a causa di una gestione perlomeno ingenua.
Sintetizzo una parte dell’articolo che ho trovato divertente, non perchè la vicenda sia effettivamente ridicola, ma certe volte l’approssimazione di certe persone è devastante.
Brian Epstein aveva sicuramente moltè capacità, ma pochissima esperienza nell’ambito della gestione dei contratti e dell’immagine, dei diritti, ecc.; la sua posizione si aggrava, secondo me, perchè a quanto pare non si mise in discussione, astenendosi dal cercare consulenze da parte di esperti del settore.
Come tutti i manager di artisti, era preoccupato di perdere la gestione del gruppo, ma temeva anche di perdere il rapporto personale con i Beatles, e questo creò una combinazione con esiti disastrosi.
In occasione del primo contratto americano, la controparte americana era disposta a tenere per sè il 10%, ma Epstein causa inesperienza, non capì l’offerta e pretese per i Beatles il 10%, lasciando agli altri il 90% degli introiti.
Sulla base di accordi di questo genere, oltretutto duraturi nel tempo, sarebbe stato il caso di contratti più vantaggiosi nel campo discografico e dei diritti d’autore, ma George Martin propose un contratto al ribasso, con 1 penny di royalty per ogni 45 giri venduto, ma solo se inciso su entrambi i lati con brani musicali.
Di questo penny, Epstein e la Nems ne trattenevano il 25%, lasciando ai Beatles 3/4 di penny per disco. In pratica per ogni milione di dischi venduti i Beatles incassavano 7500 sterline ovvero 1875 a testa.
Nonostante i Beatles fossero sempre in tournèè, recitassero al cinema, apparissero in televisione e vendessero milioni di dischi, senza contare tuttai diritti d’immagine per la vendita di oggetti di ogni tipo, dalla carta da parati alle bamboline, nel giro di tre anni i Beatles si ritrovarono sull’orlo della bancarotta.