in sintesi un articolo di Dario Dongo che leggo sul Il Fatto Alimentare
L’obiettivo dell’accordo non deve essere solo business: bisogna misurare la sostenibilità, l’impatto nei confronti dell’economia, capire i risvolti sull’occupazione e coem saranno utilizzate queste risorse.
In particolare, si pone il problema di esaurire le riserve ittiche locali a causa della pesca intensiva di alcune specie, come il polipo. Bisogna quindi concentrarsi sulla sostenibilità, focalizzando l’attenzione su tre punti.
1) Quote di pesca. È necessario garantire la gestione delle riserve e organizzare la distribuzione delle quote di pesca fra i pescherecci locali e le navi di paesi terzi, inclusi quelli che battono bandiere europee.
2) Pesca locale. Gli eurodeputati chiedono di promuovere lo sviluppo sostenibile delle pescherie locali, mediante un sostegno finanziario dell’UE, da dedicare alle infrastrutture, alla ricerca e al monitoraggio.
3) Trasparenza. Per monitorare le attività di pesca, occorrono i dati relativi alle quote e alle catture non solo dei pescherecci locali (alcuni dei quali sono gestiti da operatori cinesi) e dei vascelli Ue, ma anche di altri Paesi che con la Mauritania hanno stipulato altri accordi di pesca.
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