in sintesi un articolo di Valentina Murelli che leggo su Il Fatto Alimentare
Un equivoco piuttosto comune nel mondo del biologico è che il cibo senza pesticidi sia sempre sinonimo di sano e incontaminato. Lo stesso equivoco riguarda anche i cibi integrali. Le cose però non sono necessariamente così, come dimostra uno studio sul malto di riso integrale biologico (utilizzato come dolcificante) pubblicato sulla rivista Environmental Health Perspectives.
Un gruppo di ricercatori negli Stati Uniti, ha misurato la concentrazione di arsenico in tre confezioni di marche differenti di malto, e in vari prodotti che lo contengono (latte di crescita, barrette di cereali ed energetiche, prodotti speciali per atleti), scoprendo quantità piuttosto elevate di arsenico e, in particolare, di arsenico inorganico, la forma più pericolosa.
Prendiamo il caso del latte di crescita: i ricercatori hanno trovato nelle due formulazioni contenenti malto di riso integrale biologico, una concentrazione di arsenico inorganico fino a 20 volte superiore rispetto agli altri preparati. Si tratta di una presenza superiore al limite di 10 microgrammi per litro stabilito per l’acqua potabile negli Usa e in Europa.
Va fatta una precisazione: l’arsenico è un contaminante naturale ambientale che finisce con facilità nell’acqua di falda e nelle colture vegetali. Per questo motivo ogni giorno ne introduciamo quantità minime nell’organismo ed è normale che sia così. Alcuni alimenti (come riso e derivati) contengono naturalmente più arsenico rispetto ad altri.
Insomma, che il riso contenga livelli significativi di arsenico inorganico si sa da tempo, e non bisogna sorprendersi per i risultati ottenuti sul malto di riso, tanto più se integrale perché è proprio negli strati esterni del chicco che la sostanza è più presente.
Nessuna tecnica agricola permette di eliminare l’arsenico o altri metalli dalle colture. Insomma, meglio non illudersi: il cibo perfetto, sanissimo e privo di rischi non esiste, neppure se è bio o integrale.
Se da un lato è giusto non allarmarsi per questi dati, dall’altro il “problema arsenico” non va sottovalutato. Negli ultimi anni, le ricerche confermano che l’esposizione a lungo termine a livelli elevati della sostanza (in forma inorganica) può avere effetti importanti sulla salute, essendo associata a disturbi cardiovascolari, metabolici e del sistema nervoso, oltre che allo sviluppo di neoplasie.
Che fare? Semplice, basta seguire la regola d’oro dell’alimentazione sana: variare il più possibile. Una bevanda a base di riso potrà anche contenere livelli di arsenico più elevati del limite previsto per l’acqua, ma non farà certo male se la si beve una volta ogni tanto. Diverso sarebbe consumarne ogni giorno in gran quantità, ma questo – si sa – vale per tutti gli alimenti.