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Il made in Italy fatto con i cinesi? Arrivano le condanne per gli imprenditori italiani…

Finalmente una buona notizia.

A suo tempo avevo visto il servizio di Report con il quale si denunciava questa stortura che ha di fatto distrutto il comparto produttivo degli artigiani di qualità nel forlivese e non solo e, tutto sommato, era anche una frode nei confronti dei clienti.

Vero che il divano che ho in salotto è Made in Italy, ma vero anche che è stato prodotto  a costi irrisori (prezzi imposti e troppo bassi…)  da aziende cinesi che utilizza manodopera in nero, sottopagata e sfruttata e nel disprezzo delle norme di sicurezza; facile giocare senza regole, è evidente che anche a parità di qualità, l’artigiano italiano avrà costi maggiori.

Tralasciando per un attimo il discorso di etica commerciale nei confronti delle aziende italiane, va da sè che per il consumatore si sente truffato nello scoprire che le aziende gli vendevano divani ad 8000 €, (tipico il caso citato di un noto marchio francese) pagandoli in realtà pochissimo.

E’ stata una battaglia lunga e dura, portata avanti da due piccole imprenditrici,  Elena Ciocca e Manuela Amadori, contro tutto e tutti e, soprattutto, abbandonate da chi avrebbe dovuto sostenerle, in primis le associazioni di categoria, i sindacati, i colleghi.

Ma da noi funziona così…

E finalmente oggi leggo sul Corriere (cliccando sul link potete vedere anche un video) che:

Alla lettura della sentenza Elena Ciocca e Manuela Amadori hanno sciolto in un abbraccio la tensione accumulata negli ultimi quattro anni.

Lasciate sole dai colleghi intimoriti, dalle associazioni di categoria, dai noti marchi coinvolti, dai sindacati e dalle amministrazioni locali (risvegliati dall’indifferenza soltanto quando i riflettori della televisione si erano accesi e per costituirsi parte civile, il comune di Forlì in prima fila), da ieri sono le due artigiane del pregiato divano Made in Italy ad avere denunciato (e vinto) sul dilagante fenomeno della sostituzione delle imprese italiane con quelle più “economiche” gestite dai cinesi.

Nella storica sentenza pronunciata in tarda serata dal giudice Giorgio Di Giorgio è stata accolta la richiesta del sostituto procuratore Fabio Di Vizio di estendere anche ai committenti italiani le condanne per il reato di “rimozione e omissione dolosa delle cautele contro gli infortuni sul lavoro” (art. 437 del codice penale) messe in atto dai terzisti cinesi.

Questo perché, secondo la Procura, gli Italiani ingerivano nell’organizzazione del lavoro e della produzione dei cinesi, così come era emerso dalle indagini condotte dalla Squadra Mobile di Forlì.

Ieri sono usciti dall’aula in otto con una condanna a un anno di reclusione con la sospensione della pena: quattro Cinesi e, questa la novità, anche quattro Italiani (Ezio Petrini, Franco Tartagni, Luciano Garoia e Silvano Billi, rispettivamente titolari della “Cosmosalotto”, “Treerre” e “Polaris”).

La pronuncia, se dovesse essere confermata in tutti i gradi di giudizio, rappresenterebbe un precedente giurisprudenziale che potrebbe porre fine all’ipocrisia che oggi consente a numerosi committenti italiani di scaricare sui loro terzisti cinesi la responsabilità di una pratica dalla quale traggono profitto. Il danno all’erario per il vorticoso accumulo di contante in nero e alle imprese oneste è dilagante ma la politica non sente l’urgenza di intervenire.

3 commenti su “Il made in Italy fatto con i cinesi? Arrivano le condanne per gli imprenditori italiani…

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