di Massimo Milone
Happy Hour Edizioni – Pagg. 136 – € 12,50
Trama: Milano, una calda notte di primavera. Tre poliziotti portano una giovane prostituta sul Naviglio per spassarsela un po’, ma il gioco erotico sfugge loro di mano e la ragazza muore. Decidono allora di far sembrare la morte un regolamento di conti tra bande rivali e scaricano il cadavere alla Montagnetta di San Siro, nel territorio dell’8° Distretto. Ma Sasà Van Dir, Remo Barocci, Melina Laganakis, Ambrogio Castoldi e Mara Fossati, i colleghi dell’8° incaricati dell’indagine, non si fermeranno alle apparenze…
Letto da: Paolo
Opinione personale: Il libro si apre con uno stile molto duro, per quel che mi riguarda troppo esplicito, sessualmente parlando, e mi ha reso la lettura fastidiosa; ovviamente si tratta di gusti personali come ho già spiegato, ma sono convinto che certi episodi si possano raccontare diversamente, senza per questo togliere nulla alla drammaticità degli eventi.
Le cronache degli ultimi anni, partendo dai rapinatori-poliziotti della Uno bianca, passando per i fatti della caserma Diaz a Genova ed alla morte di Aldrovandi a Ferrara, ci ricordano che i poliziotti sono uomini e come tali non necessariamente onesti e giusti come imporrebbe la divisa, però i tre protagonisti sono ben più che marci e tutto sommato neanche i buoni della situazione sono sempre tali; mi riferisco nello specifico a Castoldi, razzista e maschilista, sino ad andare ben oltre l’abuso di potere.
La ciliegina sulla torta arriva con il finale, che non rende giustizia, quella vera, alle vittime, perchè fedeli alla filosofia che in ogni caso i panni sporchi si lavano in famiglia, ovvero in commissariato; ed eccoci qui, pertanto, a salutare quella Giustizia che in teoria dovrebbe vederci tutti sullo stesso piano. Non è così e lo sappiamo bene, però qui si esagera.