Gli standard antinquinamento Euro 6 sono ormai alle porte: saranno obbligatori per le vetture di nuova omologazione dal prossimo autunno.
Così si comincia a parlarne un po’ più in dettaglio e qualcuno scopre con vera meraviglia che impongono limiti alle emissioni di particolato anche ai motori a benzina, finora considerati esenti dal problema delle polveri sottili. Quindi, saliranno i costi industriali e, almeno in parte, i prezzi.
In realtà, studi tedeschi hanno dimostrato che il problema esiste davvero. Però è limitato fondamentalmente ai motori a iniezione diretta, su cui hanno puntato molto proprio i costruttori tedeschi (oltre ai giapponesi, che li hanno lanciati con i GDI Mitsubishi nel 1997).
Per una volta, la superiorità tecnica dei tedeschi sembra ritorcersi contro loto stessi.
E noi italiani possiamo rivalutare la scelta Fiat di aver preferito il Multiair, che dal punto di vista di prestazioni e consumi non ha sfondato come invece ci si attendeva alla vigilia.
Questo fatto è noto da almeno 15 anni. Nei motori a iniezione diretta, la benzina entra nel cilindro come spray anzichè come vapore. La scarsa miscelazione aria – carburante favorisce la formazione di particolato (stesso meccanismo chimico fisico che avviene in qualsiasi motore diesel).
Finora è stata puntata l’attenzione solo sui motori diesel solamente perchè più numerosi, trascurando i lati negativi dell’iniezione diretta di benzina (particolato e ossidi di azoto).
La legislazione e l’opinione pubblica si sono accanite contro i diesel, ormai diventati ingiustamente il capro espiatorio dell’inquinamento atmosferico. L’unica soluzione è il filtro antiparticolato per i motori a iniezione diretta di benzina.