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Strisce blu: il Codice va cambiato, ma nessuno provvede

Milano sbaglia i segnali delle strisce blu...tratto da un articolo di Maurizio Caprino

Abbiamo cambiato il Codice della strada una novantina di volte, in 21 anni. Alcuni punti anche più volte e non stupisce che spesso riguardassero aspetti dove c’entrano molto la grancassa mediatica, il marketing della politica e gli interessi – spesso legittimi – delle lobby.

Ma poi si scopre che altri punti marciscono irrisolti senza che nessuno pensi almeno di aggiornarli. Una realtà che la denuncia fatta dall’Aci su Quattroruote di aprile ci ha sbattuto in faccia.

La storia delle strisce blu sa molto di inerzie interessate all’italiana. C’è nel Codice (articolo 157) un’intenzione iniziale di lasciare il ticket scaduto come una mera inadempienza contrattuale (come quando non si paga la bolletta del telefono o l’autostrada).

Questo si traduce in una norma non chiarissima, ma poi chiarita da due ministeri (anche se in modo opaco, con pareri “one to one” e non con una circolare rivolta a tutti).

I Comuni hanno fatto finta di nulla, basandosi anche su alcuni dei mille rivoli della giurisprudenza, che in questo Paese portano un po’ dove si vuole.

Il motivo è chiaro: si vuole garantirsi meglio gli incassi, contando sul fatto che una multa poi sfocia in una cartella esattoriale, mentre un mancato pagamento è solo una controversia fra privati, in cui il Comune è solo una delle due parti in causa, con pari diritti rispetto al cittadino.

Qualcuno teme pure che, in questo contesto, i poteri degli ausiliari della sosta (dati nel 1997 dalla legge Bassanini, fuori Codice) non siano sufficienti a convincere tutti i giudici. Ma allora, anche qui, perché non cambiare il Codice?

In vent’anni, le occasioni non sono mancate.

 

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