Basta con le “false auto storiche”. Non è la prima volta che l’Aci denuncia un eccessivo lassismo degli organismi che attualmente gestiscono l’attribuzione della qualifica di auto storica e in particolare l’Asi (con il quale non corre buon sangue), proponendosi come soggetto in grado di rimettere ordine.
L’Automobile club è tornato all’attacco alla Camera e certamente ha delle buone ragioni per farlo. Ma, visto che contemporaneamente a pochi chilometri di distanza era in corso l’assemblea dell’Ania, a noi interessa mettere in luce l’origine del problema, che risale a quasi vent’anni fa.
A Napoli già allora le tariffe assicurative erano stellari e, visto che pochi potevano permettersi auto nuove (o se la sentivano di esporle al caotico traffico partenopeo), la “soluzione” arrivò quasi naturale: sfruttare l’alta età media del parco circolante per far classificare molte vetture come auto storiche e godere per questo delle agevolazioni che alcune compagnie assicurative avevano da poco cominciato a concedere agli appassionati e ai collezionisti “veri”.
E pazienza se queste auto avevano ben poco interesse storico ed erano anche male conservate. Ma, soprattutto, pazienza se il loro utilizzo era quotidiano e cittadino, quindi ben più esposto al rischio di incidenti rispetto a quello che ne fa un appassionato che va ai raduni.
Spiegato qual è il problema, si capisce pure che la soluzione vera passa dal diventare un Paese normale quanto a tariffe assicurative.
Anche se è una soluzione ancora lontana.