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Troppe dighe uccidono gli ecosistemi? Non c’è problema ed in India…

ambiente (1)Nei giorni scorsi su Rinnovabili.it leggevo in un articolo che:

Il Sud del pianeta raddoppierà la produzione di idroelettrico entro metà secolo, ma oltre al beneficio economico per alcune comunità, esiste un costo socio-ambientale che non viene tenuto in conto. Eppure grava sugli ecosistemi.

Può sembrare strano che a nessuno si sia interessato ad un monitoraggio sistematico. Soprattutto a causa di tutte le dighe che arginano il loro flusso, sarebbe opportuno vagliare lo stato dei fiumi in maniera più organica.

Perché ci accorgeremmo che i fiumi stanno soffrendo. Ad oggi, infatti, ben 50 mila dighe interrompono il flusso dei più grandi corsi d’acqua del mondo. Nel 1950 erano dieci volte di meno.

Ciò significa che abbiamo costruito sbarramenti ad un ritmo di due al giorno per mezzo secolo, cambiando enormemente l’ecosistema idrologico in un tempo che, a livello geologico, è come un battito di ciglia.

Per la lettura integrale dell’articolo clicca QUI

Un aggiornamento in merito: Un movimento contro le grandi dighe sta bloccando lo sviluppo dell’impianto idroelettrico più grande dell’India, nonostante la decisione governativa di andare avanti a testa bassa. Per approfondire, clicca QUI

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Successivamente, sempre su Rinnovabili.it ho letto un arto articolo in merito, che conferma il disinteresse di molti,  che purtroppo hanno il potere di prendere certe decisioni:

In agosto il ministro indiano dell’Ambiente ha rigettato la proposta di costruire quello che sarebbe stato il più grande impianto idroelettrico del Paese.

Il problema della grande opera è che la si voleva costruire dentro un’area remota e incontaminata del nord est. I potenziali danni per la biodiversità hanno frenato il governo dal dare l’ok.

Meno di un mese dopo, però, riportano due funzionari del ministero dell’Ambiente, sono arrivate le pressioni dal gabinetto del primo ministro Narendra Modi, una specie di idolo politico per gli indiani, ma con una doppia anima.

Così la diga di Dabang, uno fra le centinaia di progetti ripetutamente bocciati in passato e poi approvati con l’arrivo di Modi, ha ottenuto il permesso.

Si tratterà di un impianto da 3.000 megawatt di potenza, che per sorgere dovrà rimpiazzare 4 mila ettari di foresta. Cifre che rendono i danni “potenziali” alla biodiversità piuttosto tangibili.

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