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Il tempo che ti piace buttare, non è buttato. (J. Lennon)

A noi le carte fedeltà, a loro i nostri dati; vale la pena?

lenteCome già scritto in altre occasioni, sono contrario al fatto che ad ogni servizio oggigiorno sia abbinata una raccolta premi e relativo Catalogo.

La gestione di queste raccolte costa e sicuramente attirano clienti (vedi i distributori di benzina), ma di fatto sono costi che vengono scaricati sul cliente, per cui paghiamo di più il prodotto per avere la possibilità di avere un premio, magari aggiungendo anche un contributo in denaro.

Ed infatti come spiegava  Il Fatto Alimentare: Perchè i supermercati U2 sono i più convenienti d’Italia insieme ad Auchan? Hanno abolito promozioni, sconti e raccolte punti

Non sono convinto quindi che il gioco valga la candela, tanto più che come detto nell’articolo dell’UNC, in cambio gli diamo i nostri dati, inclusi quelli sui nostri consumi e preferenze.

Nel tempo, perciò ho fatto le Tessere fedeltà solo dei negozi/catene delle quali usufruisco spesso, stando attento alle caselle da selezionare in ambito Privacy, dopo di che dato che i punti me li danno “a prescindere”, in genere li uso per ottenere degli sconti sulla spesa oppure le ricariche automatiche della Sim piuttosto che un tostapane.

* * *

“Più le usi, più accumuli sconti e regali, ma non sempre la convenienza è reale”.

E’ quanto dichiara Massimiliano Dona, Segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori, riferendosi alle carte fedeltà di nuova generazione, che molti punti vendita propongono ai clienti per fidelizzarli e raccogliere dati.

“Dobbiamo dimenticare la vecchia raccolta punti con i talloncini da incollare sulla tabella di cartone -aggiunge Dona (segui @massidona su Twitter) – oggi ci troviamo davanti a raffinati programmi multi partner (che oltre ai tradizionali supermercati riguardano i distributori di carburante, le compagnie aeree, gli operatori telefonici, la paytv e molto altro) in  cui l’accredito dei punti avviene su un conto elettronico e alla scadenza si ha diritto ad un premio, ad un buono acquisto o a sconti fedeltà.

Senza contare quelle tessere fedeltà che sono vere e proprie carte di credito e che si possono utilizzare ovunque o solo presso la catena convenzionata”.

“Qualche volta i vantaggi delle carte fedeltà -spiega l’avvocato Dona- sono reali, l’importante è che non si degeneri in una dipendenza per cui alcuni consumatori comprano in maniera compulsiva pur di accaparrarsi un inutile premio.

Senza contare l’importanza della tutela della privacy; quando si compila il questionario per ottenere la tessera fedeltà ci sono tre caselle da barrare: con la prima si acconsente a fornire i dati anagrafici per ricevere la carta, con la seconda si accetta di ricevere le offerte promozionali e con la terza si permette che le proprie abitudini siano registrate per le ricerche di mercato. Soltanto la prima, dunque, è obbligatoria”.

“Attenzione, quindi -conclude Massimiliano Dona- quando si aderisce ad un programma fedeltà a non farsi prendere dalla fretta: è bene leggere con calma il contratto (assicurandosi, ad esempio, che non ci siano clausole vessatorie come ‘non si assicura la disponibilità dei premi’); non acconsentire a tutte le opzioni presenti (se non si vuole ricevere spamming) e verificare la consistenza dei premi (controllando che non si tratti di prodotti difettosi, linee di seconda scelta o fuori commercio).”

 

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