Alcuni giorni fa ho letto un articolo di Irene Soave e Ferdinando Cutugno (su Vanity Fair) nel quale si spiegava come nell’Istituto chimico farmaceutrico militare di Firenze fosse stato effettuato il primo raccolto di Cannabis di Stato.
Questo raccolto è il primo tentativo di abbassare i prezzi, visto che fino ad ora la si comprava in Olanda a 40 €/grammo che è la dose quotidiana.
Con quest’erba è possibile preparare galenici simili a quelli già prescriti dai medici per la cura di dolori oncologici e neuropatici oltre che per mitigare le nausee da chemio.
Se non fosse che…
Al solito la burocrazia ci mette lo zampino ed ecco che ci vogliono mesi per ottenerli, dato che Asl prima e farmacia dopo, devono chiedere le autorizzazioni all’Ufficio centrale stupefacenti di Roma che poi li compra all’estero; in aggiunta, ogni 3 mesi la ricetta scade.
E quindi di fronte ad una quota (stimata) di 3.300 pazienti, nel 2013 solo 100 persone hanno sostenuta la trafila, e tanti saluti a chi soffre.
Facendo riferimento al fatto che 218 parlamentari hanno apposto la loro firma in calce alla proposta di legge per la legalizzazione della cannabis, ieri però ho letto in un articolo di Lettera43 che:
Sono, inoltre, previste norme per semplificare la modalità di individuazione delle aree per la coltivazione di cannabis destinata a preparazioni medicinali e delle aziende farmaceutiche autorizzate a produrle, in modo da soddisfare il fabbisogno nazionale.
E sono semplificate le modalità di consegna, prescrizione e dispensazione dei farmaci contenenti cannabis.
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