Piemme True – Pagg. 380 – € 18,90
Trama: Una storia così improbabile da sembrare un romanzo: il 5 novembre 1942, in piena guerra, un cargo americano con cinque uomini a bordo si schianta sul mare di ghiaccio della Groenlandia.
Pochi giorni dopo anche l’aereo inviato in soccorso precipita a causa di una tempesta; i nove uomini dell’equipaggio si salvano. Una seconda missione di salvataggio scompare invece letteralmente, senza lasciare tracce.
Per cinque mesi i sopravvissuti devono combattere contro l’inverno artico e la fame, in attesa di nuovi soccorsi.
Basato su accurate ricerche e sulla spedizione compiuta dallo stesso autore sui luoghi della tragedia, sulle tracce dell’aereo scomparso, Frozen è un mix mozzafiato di avventura, mistero, eroismo e sopravvivenza.
Letto da: Paolo
Opinione personale: Ottimo libro, ma tenete presente che non è un romanzo, ma un resoconto preciso e dettagliato di una storia vera accaduta nel 1942-43 e di una storia collegata che si svolge nel 2012; va da sè che la vita vera ha dei tempi diversi da quanto può accadere in un romanzo d’avventura costruito a tavolino.
La vicenda in sè, sicuramente sconosciuta ai più, ricorda quanto successo nel 1914 a Sir Ernest Shackleton che infatti è citato da Zuckoff.
Leggi: Endurance. L’incredibile viaggio di Shackleton al Polo Sud
Diversamente da quanto accade in Endurance, non ci si annoia mai, grazie alla profusione di dettagli ed alla descrizione approfondita di uomini e mezzi; considerando che il libro di fatto è un documentario su carta, mi sarebbe piaciuto trovare alcune foto dei personaggi principali così come degli aerei protagonisti della vicenda.
Questo ad esempio è il tanto citato Duck:
E questo è l’equipaggio del B-17:
L’impostazione data a Frozen fa capire lo spessore professionale dell’autore che è stato cadidato al Premio Piltzer ed insegna giornalismo.
Molto piacevole anche il fatto che vi sia un’alternanza fra la vicenda del 1942 ed il tentativo di localizzazione e recupero del Duck e dei 3 aviatori scomparsi.
Talvolta mi capita di sconsigliarte la’cquisto di un libro a prezzo pieno, perchè mi sembra troppo caro (facendo riferimento alle mie tasche, sempre più vuote), ma in questo caso Frozen vale il prezzo.
Quasi divertente, a tratti, leggere le modalità con cui l’autore si è esposto in prima persona, per finanziare la spedizione in Groenlandia; in certi passaggi, di fronte a tutti gli intoppi e, bisogna dirlo, mancanze organizzative (vedi alla voce: uso del magnetometro e/o del Trimble) del fin troppo entusiasta Lou Sapienza, vien voglia di contribuire alle spese, pur di uscirne.
Come sempre la lettura è anche uno stimolo alla curiosità, che spinge ad approfondire ed infatti ho fatto alcune ricerche aggiuntive approdando al Blog dove l’autore, giorno dopo giorno, aggiornava i suoi lettori sull’andamento della spedizione e, contestualmente, raccontava dei protagonisti di un tempo.
Scorrendo le foto degli aviatori scomparsi, dei soccorritori morti nei vari tentativi, ho visto i volti di giovani, nella maggior parte sotto i 30 anni, che peraltro come spesso capita in quegli anni sembravano ben più vecchi.
Persone che nonostante la giovane età avevano sulle spalle responsabilità che molti 30enni di oggi neanche si sognano e forse neanche vogliono, volti di ragazzi che hanno dato la vita per cercare di aiutare i loro compagni imprigionati fra i ghiacci della Groenlandia, chiusi nel troncone della fusoliera di un bombardiere, con temperature di -23 °C o meno, che vivevano con 1 cracker al giorno.
Questo è il Pritchard, il 28enne pilota del Duck
e questo Benjamin Button, il telegrafista 29enne….
Nota integrativa: Ho trovato fastidioso il fatto che nel testo non siano stati tradotti termini tipo checklist – briefing – houseboat. #dilloinitaliano che si può fare: lista di controllo – riunione – casa galleggiante –
In seconda battuta ecco il passaggio sulle scritte presenti sui bombardieri americani:
Non aveva un nomigliolo: minaccioso come “Cyanide for Hitler”, affascinante come “Smokey Liz” o stupido come “Big Barn Smell”.”
Saranno anche scritte minacciose, affascinanti o stupide, ma se in calce vi fosse stata la traduzione sarebbero stati fruibili per tutti i lettori e non solo per quelli che sanno l’inglese.
Tra l’altro proseguendo la lettura, quando viene citato il libro Into thin air di Jon Krakauer ecco che in calce c’è una nota con la traduzione del titolo (Aria sottile) ed i dati del libro.