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Huba, l’ecorifugio alpino sulla vetta della sostenibilità

Lo studio di design Malgorzata Blachnicka ha di recente presentato un ecorifugio alpino completamente autosufficiente, che minimizza la sua impronta ambientale generando da solo tutta l’energia di cui ha bisogno.

Il concept di base è essenziale: il rifugio – Huba – è composto da due moduli principali, uno per l’energia e uno abitabile. In caso di danno, ciascun modulo può essere separato dall’altro e riparato in modo indipendente.

Per quanto riguarda lo spazio dedicato ad ospitare chi ama i sentieri di montagna, è costruito a partire da materiale di recupero (principalmente alberi caduti).

All’interno si trovano 4 posti letto a scomparsa, riscaldamento a parete e luci a LED. Il primo modulo invece è composto di alluminio riciclato e contiene una turbina eolica – realizzata in plastica riciclata – e un sistema di energy storage. (#dilloinitaliano: accumulo di energia)

Il tetto ha un’angolazione studiata per massimizzare la raccolta delle acque meteoriche, che vengono poi filtrate e rese disponibili per tutti gli usi.

La modularità di base permette anche di assemblare e smontare facilmente il rifugio, pur garantendo elevata resilienza tanto a potenti raffiche di vento, quanto a violenti temporali.

Fonte: Huba, l’ecorifugio alpino sulla vetta della sostenibilità

Un commento su “Huba, l’ecorifugio alpino sulla vetta della sostenibilità

  1. Angelo R.
    17 giugno 2016

    In prima battuta direi … fantastico. Poi però, volendo fare il “pignolo”, mi chiedo: – quattro posti … allora è un bivacco non un rifugio!

    Per cui andrebbe messo in posizioni strategiche a supporto di salite estremamente impegnative … e successive discese per le quali un rientro in valle prima di notte non è possibile. –

    Ma il porlo in posizioni così remote, vista anche la tecnologia ad esso intrinsecamente connessa (riscaldamento a parete, luci a LED, una turbina eolica e un sistema di energy storage), potrebbe creare problemi alla sua gestione/manutenzione!

    E poi … il costo? E chi se ne dovrebbe fare carico?

    Il CAI, leRegioni montane, le Guide Alpine?

    E non dimentichiamoci il “paese” nel quale viviamo … l’Italia! Per cui … bello si, fantastico pure, ma quanto veramente “attuabile”?

I commenti sono chiusi.

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Questa voce è stata pubblicata il 17 giugno 2016 da in Bioarchitettura, Leggo & Pubblico con tag , , , , , .
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