Ieri la notizia dell’aggressione sul treno tedesco da parte di un rifugiato afghano 17enne che ha causato il ferimento grave di 5 persone.
A prescindere dalla matrice islamica dell’aggressione, viste le modalità vien da pensare ad un gesto isolato, ma subito è arrivata una rivendicazione da parte di #quellilà, subito ripresa da stampa e Tv.
A nessuno viene in mente che #quellilà rivendichino “a prescindere” ogni atto più o meno violento commesso da un musulmano?
Come scritto nell’articolo Rivendicazioni copia e incolla:
Negli ultimi casi, i propagandisti non danno molti dettagli dei loro «lupi solitari», forse a indicare che si tratta di rivendicazioni costruite a posteriori e non frutto di un legame organico tra gli attentatori e l’organizzazione
Le rivendicazioni di Wurzburg e Magnanville sono molto simili tra di loro. E contengono pochissimi dettagli sui lupi solitari.
A nessuno viene in mente che dando voce ad ogni proclama e rivendicazione, vera o falsa che sia, gli si faccia da cassa di risonanza?
Nessuno ha letto le parole di François Jost, semiologo?
Serve ripensare al ruolo dei media. Dalla televisione ai social. Che troppo spesso amplificano le gesta dei jihadisti
Scrive inoltre Marco Lombardi, esperto di terrorismo e gestione del rischi alla Cattolica di Milano:
“Vivono sulla propaganda del terrore. I nostri retweet [ma anche i servizi dei TG aggiungo io] sono messaggeri inconsapevoli di [#quellilà].”
Resta il fatto che pochi parlano delle sconfitte in campo militare, ma in compenso amplificano i gesti isolati.
Sarebbe il caso, piuttosto, di dare spazio alle voci critiche degli stessi musulmani.
Leggi l’intervista a Hassan Arfaoui, direttore del settimanale tunisino Réalités, da cui è tratto questo passaggio:
Parlando in termini generali, le società musulmane e le loro élite tendono a spiegare tutto quello che accade di negativo come una cospirazione occidentale, come con al Qaeda e Osama Bin Laden. Dobbiamo smettere di dare la colpa dei nostri malesseri a dei fattori esterni.
Oppure quella al sociologo musulmano Perria: Gli imam non mettono in discussione la teologia? Ammetterebbero loro errori
L’ambito cui era dedicato questo post era diverso, Bisogna riscoprire “l’arte del tacere” , ma il succo resta lo stesso.