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Bisogna riscoprire “l’arte del tacere”

Questo post nasce da una riflessione condivisa con gli Amici e poi pubblicata sulla Pagina FB Paoblog.net ed al Gruppo collegato.

Il titolo del post nasce dalla citazione inviatami dell’Amica Ida:

Qualunque sia la disposizione che si può avere al silenzio, è bene essere sempre molto prudenti; desiderare fortemente di dire una cosa, è spesso motivo sufficiente per decidere di tacerla. (da L’arte di tacere [1771] di Joseph Dinouart Amiens 1716 – 1786 Predicatore francese).

Ieri ho letto su Lettera43.it un articolo di cui pubblico solo il titolo: “Una disoccupata ha offeso il capo dello Stato in Rete. Ora potrebbe finire in carcere. E il Quirinale ignora le sue scuse.”

Una vicenda che dovrebbe far riflettere chi scrive sotto l’influsso della rabbia e che non si ferma a pensare prima di cliccare su Invio. Resto dell’idea che l’insulto possa anche scappare, tuttavia un pò di cautela quando si parla/scrive in pubblico è obbligatoria.

Leggi anche: Attenti alle offese su TripAdvisor Scatta l’accusa di diffamazione

Detto questo, secondo me ci sarebbe da riflettere su alcuni punti:

1) L’articolo 3 della costituzione recita che:

“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.”

Eppure da quanto si evince da questa vicenda, qualcuno è più uguale degli altri, visto che nell’articolo citato in calce si legge che:

“un insulto a un ministro, a un onorevole o al premier non mette nei guai, a meno che il diretto interessato non quereli per diffamazione. Nel caso del capo dello Stato invece è reato, a prescindere che quest’ultimo si senta offeso…”

2) In questo caso l’offeso è uomo di sinistra da sempre ed usa un pezzo del “codice Rocco” fascista, che colpiva con pesanti pene ogni affronto allo Stato e ai suoi vertici, come il presidente della Repubblica.”

3) Dove non arriva la legge dovrebbe arrivare il buonsenso. Obbligo di scuse pubbliche ed una multa, sarebbero forse una pena più congrua, tuttavia leggo che l’avvocato della ragazza ha provato a chiedere il patteggiamento, cioè una condanna più lieve che evita il processo.

Ma il pubblico ministero è stato inflessibile e ha preteso come pena base per il patteggiamento due anni di carcere. Tempo che poi con le attenuanti (la ragazza è incensurata) e la riduzione di pena sarebbe stato ridimensionato a 10 mesi.

4) Infine c’è un aspetto che può sembrare marginale, ma che denota che non conosciamo l’educazione e le sue regole.

Le scuse infatti “non si fanno, ma si porgono” ovvero l’offeso non è obbligato ad accettarle, senza per questo volersi vendicare in maniera che ritengo superiore all’offesa.

Lecito quindi che il Quirinale non accetti le scuse. Dopodiche si può dibattere all’infinito su tutto il resto.

Il ragionamento che faccio si riferisce in senso generale (quindi non nel caso specifico) a chi va costantemente oltre le righe, con modi, comportamenti e parole, e crede sempre di cavarsela con delle scuse.

Allargando il discorso, ad esempio spesso si vedono automobilisti che effettuano sistematicamente manovre scorrette, se non pericolose, (anche molto) e non appena gli fai un colpo di abbaglianti e/o clacson, ecco che alzano il braccio per scusarsi. Scuse accettate, se non fosse che dopo 30 secondi fanno lo stesso con un altro automobilista.

Le scuse di fatto sono una tattica, non un gesto sincero e consapevole.

8 commenti su “Bisogna riscoprire “l’arte del tacere”

  1. Paoblog
    17 marzo 2014

    Mi scrive un’amica: “Be’ è vero che i cittadini hanno tutti pari dignità sociale ecce ecc , ignoravo il fatto che le offese al capo dello stato fossero reato, indipendentemente dalla denuncia o meno.

    Come dici tu prima di premere invio bisogna riflettere, non so cosa abbia scritto la cittadina, ma credo che bisognerebbe stare sempre dalla parte della ragione e non del torto. Certo la pena mi sembra esagerata.

    Anche io una volta in un post dissi che i politici rubano ed un noto politico locale si risentì dicendo che le critiche le accettava, le offese no.

    Io risposi che doveva spiegarmi come mai il sig. X fosse andato a fare i suoi comodi con l’auto di servizio, come mai il signor Y si fosse costruito la villa in campagna con i soldi del partito col bene placido del Presidente della Regione e, soprattutto come mai un carabiniere che rischia la vita sulla strada debba prendere 700 euro al mese meno di quello che presta servizio alla Camera o al Senato, e che possa fare solo 11 ore di straordinario mensili contro le 52 che può fare il suo collega al senato.

    Ho concluso, “quando mi darà esaustive risposte a tutto questo le porgerò le mie più sentite scuse. Questo per me è rubare poi se ci fosse un altro modo di chiamarlo ben venga” sto’ ancora aspettando una risposta.”

  2. Paoblog
    1 aprile 2014

    Una donna trevigiana di 49 anni è stata condannata a risarcire con 6.000 € una coppia di vicini di casa che l’hanno denunciata per averli offesi in modo pesante e ripetuto attraverso le pagine di Facebook.

    I giudici l’hanno riconosciuta responsabile del reato di diffamazione, comminandole una pena a due mesi di reclusione.

    Gli insulti, legati a rapporti non facili fra confinanti, sarebbero stati riferiti alla coppia di vicini da loro conoscenti. I due hanno deciso alla fine deciso di rivolgersi ad un legale per denunciare la vicina dalla tastiera facile.

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