Paoblog.net

Il tempo che ti piace buttare, non è buttato. (J. Lennon)

Un libro: Nonnasballo

Michelle ha poco più di vent’anni, non riesce a guardarsi nuda allo specchio e non ha mai avuto una storia d’amore. Vive in un piccolo paese di provincia e ha rinunciato all’università per aiutare la madre nella trattoria di famiglia.

Ha una nonna, “la Milvia” – come la chiamano in paese -, che è sempre stata “una di quelle che difficilmente tenevi ferme” e che più di ogni altra cosa ama ballare. Per questo Michelle l’ha soprannominata Nonnasballo.

Una nonna chiassosa, irruente, a volte scurrile, sempre straordinaria. Impossibile non volerle bene.

È lei, la nonna, ad averla cresciuta quando il padre se n’è andato da un giorno all’altro senza un’apparente spiegazione.

Una fuga che nasconde un doloroso segreto che Michelle, per la vergogna, non è mai riuscita a confidare a nessuno.

Poi un giorno, Nonnasballo inizia a non essere più la stessa. E la diagnosi del neurologo è una sentenza: Alzheimer.

Per Michelle è il dramma, si sente sola e abbandonata. Nonnasballo non potrà più essere il suo punto di riferimento, forte e coraggiosa, fonte inesauribile di consigli.

I ruoli si sono invertiti: ora è nonna la sua bambina, tocca a lei starle vicino come una mamma.

Una storia che, con delicatezza e ironia, affronta il tema della malattia e dei rapporti famigliari.

Un commento su “Un libro: Nonnasballo

  1. EdS
    13 marzo 2018

    Non ce la farò mai a leggerlo…

    Ogni cosa che mi riporti alla malattia di mia madre mi mette profondamente in crisi.

    La mia esperienza, la mia età, la mia maturità, il lavoro costante che faccio dentro me stessa, non è bastato a far sì che di fronte a questa malattia, io non riesca a dominare le emozioni ed il pianto.

    Anche nell’ultimo film che ho visto “A casa tutti bene” che con molti luoghi comuni, affrontava le problematiche reali di ogni famiglia, specie se allargata, c’era un bravissimo Massimo Ghini che era ammalato di qeusta terribile malattia.

    Ecco, il film per certi versi è anche ironico, faceva sorridere gli altri spettatori. Io e mia sorella eravamo le uniche che nelle scene a lui riferite, piangevamo senza ritegno…

    E qui, piccola riflessione che poco ha a che fare con il libro…

    Devo dire che quando sento di maltrattamenti ad anziani ed animali (nonchè bambini, ma nella mia testa i bambini sono sempre e comunque più protetti perchè hanno i genitori, quando non sono loro stessi a compiere l’orrore delle violenze sui figli…) mi scatta una rabbia feroce che io, pacifista e non violenta per scelta di vita, mi sentirei in grado di cazzottare per ore!!!

    I vecchi e gli animali sono le persone più indifese. Inermi, che si affidano completamente a chi hanno vicino.

    Come si può non sentirsi in grado di dargli protezione ed accoglienza?

    No, via… non è più un mondo che sento mio…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: