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Il tempo che ti piace buttare, non è buttato. (J. Lennon)

Un libro: La spia di Hitler

di Mandy Robotham

Newton Compton Editori – Pagg. 352 – € 9,90 (io ho acquistato l’ebook ad € 4,99 )

Trama: 1943. Il mondo è in guerra, e Stella Jilani sta conducendo una doppia vita. Di giorno lavora come dattilografa per il Reich; di notte rischia la vita come messaggera per la Resistenza italiana.

Facendo il possibile per non essere scoperta, Stella deve passare ai partigiani i messaggi nazisti, contrabbandare rifornimenti di prima necessità e usare la sua amata macchina da scrivere per produrre un giornale clandestino.

Ma quando il comandante nazista, il generale Breugal, comincia a sospettare la presenza di una talpa e a indagare con la massima attenzione, Stella capisce che la sua vita è in grave pericolo. Londra, 2017.

Luisa Belmont trova una misteriosa macchina da scrivere nella sua soffitta. Determinata a scoprire come ci sia finita e a chi appartenesse, Luisa si mette a scavare nel passato e porta alla luce la storia di un appassionato amore, di inimmaginabili sacrifici e di un terribile tradimento..

Letto da: Paolo

Opinione personale: Nella mia classifica personale gli ho assegnato un Buono (4* su Kobo). Lettura piacevole, mai noiosa, che tra l’altro parla di una pagina della Resistenza forse meno nota ai più ovvero quella lotta avvenuta a Venezia, magnifica città che non è uscita indenne dall’occupazione nazista.

Devo dire che ho percepito in aticipo quello che poi è stato svelato alla fine, ma in ogni caso il lettore resta spesso nell’incertezza ed è naturale immaginare di vivere in prima persona la doppia vita di Stella e di migliaia di giovani che come lei hanno rischiato (e perso) la vita nel lotta contro i nazi-fascisti.

Con questa immagine ne ricordo un paio, tanto più quell’Ignoto

E’ la foto di una lapide posta ad Erna (LC). Quell’IGNOTO che viene ricordato è morto anche per permettere a noi OGGI di vivere in democrazia, parola spesso male interpretata ed abusata.

L’IGNOTO aveva la certezza che il suo impegno in prima persona avrebbe permesso alla nazione di ritrovare la libertà, eppure eccolo lì, sepolto chissà dove, senza nome.

Nota integrativa: Ho un paio di perplessità. La prima è sul nome del gazzettino partigiano ovvero “Venezia Liberare” che in italiano suono male. Mi chiedo se vi sia stato un errore di fondo da parte dell’Autore o del traduttore. Sarebbe stato più logico “Liberare Venezia” o “Venezia Libera”.

In seconda battuta faccio notare che il titolo in originale è Secret Messengers il che è cosa diversa da La Spia di Hitler … valli a capire.

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