Scrive un cliente: “per un progetto particolare stò cercando un articolo…”
Allora il progetto è “particolare” ed è “tuo”; devo essere io ad immaginare che cosa ti serve oppure devi essere tu a dirmi “mi serve questo, voi lo fate?”
Ha ormai preso piede l’abitudine di scaricare sul fornitore anche il lavoro di stretta pertinenza del cliente.
In seconda battuta, mi scrive ed inizia con un Salve (Buongiorno, no?)
Poi scrive nuovamente: “ti faccio sapere a breve”
TI?
Non ci conosciamo, ti scrivo dandoti del Lei e la firma della mail fa chiaramente capire che sono il titolare dell’azienda.
Come scriveva Fabiana Giacomotti su Lettera43: “Un Paese che funziona ha bisogno anche di forma, cioè di regole. Mentre Il «tu» generale e generalizzato è solo un’altra imposizione fra le tante che già ci toccano. Almeno questa, possiamo evitarla.”
Leggi: Smettiamola di darci del tu, grazie
Comunque sia, come dicevo ad un amico: il fatto di essere in pensione e quindi di lavorare (fino a fine 2026 al massimo) con il solo fine di cedere la produzione, mi toglie pressione e quindi questi che mi fanno girare a vuoto li rimbalzo. Gli ho mandato il catalogo, peraltro disponibile anche sul sito, (ma vuoi mettere la fatica di consultarlo?) e gli ho detto di scegliere o inviare un disegno.