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Il tempo che ti piace buttare, non è buttato. (J. Lennon)

Ciclista per un giorno; cambia il numero delle ruote, ma restano i cattivi comportamenti

pensieri paroleDurante le recenti vacanze estive ho soggiornato alcuni giorni a Lucca; così come avevamo già fatto nella visita precedente, anni fa, abbiamo noleggiato le biciclette per percorrere le mura della città e poter scendere a visitare i luoghi di interesse.

Si sa, non uso mai la bicicletta, perchè temo i miei consimili ovvero gli automobilisti.

Già nella mia lunga militanza a due ruote (in moto) ho avuto a che fare con personaggi che si sono dimenticati di rispettare lo stop oppure di segnalare una svolta, peraltro improvvisa.

E dopo tante frenate all’ultimo minuto, prima o poi non ce la fai a schivare l’auto ed ecco i due incidenti, con relativo assaggio dell’asfalto, cosa mai piacevole e spesso dolorosa.

Tralasciando i danni materiali, le beghe assicurative, le scuse sul momento:  “non ti avevo visto!” che quasi ti fanno arrabbiare di più: E che sono invisibile? Dilla tutta, non hai nemmeno guardato, restano in ogni caso i danni fisici (per fortuna lievi) e quelli psicologici.

Alla fine ti senti un bersaglio, cosa che ritengo succeda anche per i ciclisti.

Alla soglia dei 38 anni quindi mi sono tramutato in automobilista, (anche per altre ragioni personali) cercando di mantenere sempre alto il livello di attenzione e, non ultimo, il buonsenso ed il rispetto per l’altro, che si tratti di un TIR oppure di una bicicletta.

Torniamo al giro in bicicletta.

Piacevole, poco da fare, al punto da desiderare di comprare nuovamente una bici e creare l’occasione per usarla, fosse anche solo per una gita sulle sponde del Naviglio, la domenica.

E’ con tristezza che, mano a mano che scorrevano i chilometri, mi sono reso conto che nonostante l’assenza di auto sulle mura (ovviamente 😉 ), restava l’inciviltà che, semplicemente, si era trasferita su 2 ruote invece che 4.

Ciclisti che procedevano, in quattro o cinque, affiancati senza spostarsi, anche se ti avevano visto sopraggiungere o se scampanellavi, altri che si fermavano all’istante, senza spostarsi a lato, restando fermi nel percorso, magari per scattare una foto,  altri che pedalavano a zig-zag, impegnati in conversazioni telefoniche e/o invio di sms, fino all’assurda abitudine di procedere tenendo la sinistra, cosa che trova una similitudine automobilistica con quelli che guidano nella corsia centrale delle autostrade.

Naturalmente non tutti agivano scorrettamente, così come sulle strade non tutti gli automobilisti sono degli incivili, ma erano in una buona percentuale.

Ed allora mi sono reso conto, una volta di più, che il problema non è nella cilindrata, nell’avere una Audi piuttosto che una Fiat, 2 ruote o 4 oppure quante ne vuoi.

Il problema è in chi conduce il mezzo, nel suo buonsenso, educazione, rispetto e, non dimentichiamolo, nella conoscenza del mezzo.

Un automobilista scorretto sarà poi un ciclista educato? O viceversa?

Dubito. Semplicemente trasferirà sul mezzo guidato in quel momento la sua maleducazione ed arroganza.

Qui non si tratta di multe e controlli (necessari entrambi, beninteso), ma di una presa di coscienza del problema reale ovvero di una mancanza totale di Educazione Civica, che si manifesta sulle strade così come in ogni altro posto, nel momento in cui cessa (o dovrebbe cessare) l’individualismo sfrenato del singolo, per lasciare il posto al Bene Comune.

14 commenti su “Ciclista per un giorno; cambia il numero delle ruote, ma restano i cattivi comportamenti

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  8. Giuliano
    29 agosto 2009

    Per chi volesse leggere lo studio originale, dalla York University (York era il nome originale di Toronto), è disponibile su: http://www.velomondial.net/velomondiall2000/PDF/TOMLINSO.PDF e in Fig 3 trovate i numeri.

  9. Giuliano
    29 agosto 2009

    Per chi continua, troppi, a guardare il fuscello nell’occhio dei ciclisti, quando l’attenzione dovrebbe essere rivolta a cosa realmente può migliorare la sicurezza, ecco un report dal blog del New York Times http://freakonomics.blogs.nytimes.com/2009/08/28/who-causes-cyclists-deaths/ che riporto integralmente:

    “More than 52,000 bicyclists have been killed in bicycle traffic accidents in the U.S. over the 80 years the federal government has been keeping records. When it comes to sharing the road with cars, many people seem to assume that such accidents are usually the cyclist’s fault — a result of reckless or aggressive riding. But an analysis of police reports on 2,752 bike-car accidents in Toronto found that clumsy or inattentive driving by motorists was the cause of 90 percent of these crashes. Among the leading causes: running a stop sign or traffic light, turning into a cyclist’s path, or opening a door on a biker. This shouldn’t come as too big a surprise: motorists cause roughly 75 percent of motorcycle crashes too.”

    Certo il Canada non è l’Italia, ma la percezione distorta del pubblico che vocia su internet (e sui giornali) è la stessa, e se forse, ma ne dubito, i ciclisti sono là più disciplinati, lo sono anche gli automobilisti, e il risultato parla chiaro.

    È per questo che mi viene un po’ di nausea quando sento chi si lamenta dello spavento che prende se un ciclista fa una manovra improvvisa. Sai, magari quel movimento improvviso l’ha fatto per non finire in quel 90%, preferendo la minore probabilità di finire nel 10% di quelli che avevano colpa…

    • paoblog
      30 agosto 2009

      Se ti viene un pò di nausea, prenditi un Plasil. Ed io, nel contempo, continuerò a spaventarmi quando vedrò un ciclista sfrecciarmi davanti al paraurti, a prescindere che lo faccia per sfuggire all’ennesima prepotenza altrui, che sia uno scippatore in fuga o, semplicemente, un cretino.
      Francamente preferisco essere fra quelli che si spaventa per una manovra azzardata, anche se le conseguenze peggiori non le subirei in prima persona; credo che la nausea dovresti provarla pensando a quanti compiono manovre azzardate (su 2, 4 o più ruote) senza pensare alle conseguenze dei loro atti.
      °°°
      Come sempre io affermo che l’incivile (nel senso più ampio del termine) è trasversale e ritengo mio diritto, in questo piccolo spazio personale, osservare e criticare una serie di comportamenti stradali, a prescindere da chi li compia, ma ogni volta mi scontro con accalorate difese di categoria, quale essa sia. Se vogliamo veramente migliorare la sicurezza stradale per tutti, sarebbe il caso di guardare sia il singolo fuscello che la trave, in qualunque occhio sia. Il voler giustificare sempre il ciclista, in nome delle colpe degli automobilisti, altro non fa che creare un “muro contro muro” che non porta da nessuna parte. Passo e chiudo, nel vero senso della parola.

  10. Giuliano
    26 agosto 2009

    Ma Paolo è ovvio che l’inciviltà è la stessa, ma civili non si nasce, si diventa. E per questo non bastano le regole, ci vuole l’insegnamento. E questo deve passare anche dall’esperienza (gli esercizi). È poco plausibile che un automobilista si renda conto a priori di quanto possa essere pericolosa la sua guida per i ciclisti intorno a lui se non prova personalmente, e non con una scampagnata la domenica, a usare le strade da ciclista. Tu ti lamenti di quei ciclisti (magari occasionali e normalmente automobilisti…) che non ti davano strada. Big deal. Prova a essere improvvisamente sorpassato in una discesa a meno di un metro da una moto lanciata a 100 orari quando tu ne fai 40, in bici. E qui che casca l’asino delle regole da applicare ugualmente a tutti, quando queste regole sono palesemente non equilibrate.
    Quanto alle percentuali di comportamenti scorretti (o peggio pericolosi), mi spiace, ma basta viaggiare su una strada come la vecchia Salaria intorno ad Ascoli Piceno, teatro continuo di incidenti mortali, dove vige il limite dei 50. Su cento automobilisti uno solo rispettava il limite, a volte anche sorpassato pericolosamente sotto curva dal solito automobilista impaziente.

    Serve quindi educazione (assente), repressione intransigente dei comportamenti pericolosi (praticamente assente), incoraggiamento all’uso della bicicletta (che oltre a essere divertente, migliora la qualità della vita, la prolunga, costa poco, non rovina le strade, occupa poco spazio, è spesso più veloce e non inquina).

    Serve anche una completa revisione del codice della strada, che palesemente è scritto per il mezzo motorizzato, ignorando le esigenze vitali del ciclista (tre esempi: gli attraversamenti degli incroci; l’obbligo, pericoloso e pure poco chiaro, di stare il più possibile a destra; l’obbligo di usare le piste ciclabili quando presenti).

    • paoblog
      27 agosto 2009

      Civili si nasce se la civiltà è insegnata da subito. Ma la base è la famiglia, integrata poi dalla scuola e dall’intera società. Quando arrivi a scuola, a 6 anni, le basi le devi già avere e deve essere stata la famiglia ad avertele insegnate.
      Che sia “ovvia” la comune inciviltà delle 2o 4 ruote, dal mio punto di vista è contestabile, ma non ho nè tempo nè voglia di allargare la discussione. Circa i ciclisti (forse occasionali ed automobilisti abituali) che non davano strada, ricorda che anch’io sono un automobilista ed erano 4 anni che non salivo su una bici, tuttavia ho fatto in modo di fare la mia lunga pedalata nel rispetto del prossimo.
      Se cominciamo a parlare di comportamenti stradali, di sorpassi e via dicendo, non ne usciamo più. Ti ricambio con un esempio fresco fresco. Ieri a Milano stavo effettuando una svolta, nel perfetto rispetto del Codice 😉 e sento mia moglie che esclama allarmata “attento al ciclista”. Quale ciclista? Ah si, quello che mentre svoltavo a sinistra è arrivato lanciato da dietro, da destra, mi ha tagliato la strada senza guardare, e si è infilato tra un’altra macchina ed un camion, per poi pedalare sparato e passare con il rosso. Quindi ti chiedo se tu puoi immaginare cosa significhi per un automobilista vedersi sfrecciare davanti una bici in manovre così. Così come io rispetto il ciclista attendendo il posto adatto epr sorpassarlo, sulla statale (come in città), anche se lui non mi facilita, procedendo in mezzo alla strada, così mi aspetto che il ciclista si comporti correttamente, cosa questa che, in percentuali simili a quella degli automobilisti scorretti, non accade.

      Tra l’altro, basta poco per perdere il controllo, (soprattutto se fai una manovra al limite) mi sfiora, cade a terra, si fa male. Sarà pirla quanto vuoi, però dispiace ugualmente se uno si fa male (a meno che proprio se la cerchi) ed in ogni caso la gente (intesa come “testimoni”) avrebbe pensato all’automobilista maldestro oppure al ciclista folle? In genere, secondo un meccanismo dimostrato da un test con telecamera a bordo, l’occhio del “testimone” coglie solo gli attimi finali dell’incidente, senza avere la possibilità di vedere cosa l’ha innescato. Per cui dovrei pure andare nelle rogne, perchè lui è un incivile? Senza dimenticare che spesso si ha una visione distorta delle dinamiche degli incidenti. Ho già raccontato dell’automobilista che mi ha tagliato la strada lo scorso anno, saltando in velocità uno stop. Al Pronto Soccorso diceva: “quel cretino mi è venuto addosso”. Si, ma perchè? Il perchè lo aveva rimosso, a quanto pare…

      Circa il rispetto dei limiti, ad esclusione di quelli pretestuosi per “fare cassa”, sfondi una porta aperta. Da qualche parte nel Blog troverai quando racconto di quel lettore di Quattroruote che nel Blog della rivista raccontava di aver sognato un TIR che tamponava quella Smart (cioè la mia) che procedeva a 70 kmh in autostrada (nel rispetto di un limite in prossimità di un cantiere, beninteso) e la buttava fuori strada, almeno “imparava a stare al mondo”. Quindi non venire a parlare a me del rispetto dei limiti di velocità, che sfondi non una porta, ma un portone…

  11. lorena
    25 agosto 2009

    ma che hai scoperto l’acqua calda io quando vado da civitavecchia ad allumiere e viceversa trovo orde di ciclisti che camminano in fila orizzontale ti premetto che su quella strada nemmeno potrebbero andarci

  12. Donata
    25 agosto 2009

    CERTO CHE HAI RAGIONE. Se tutti la smettessimo di dividere il mondo in categorie fasulle (ciclisti, automobilisti ecc.) e ci ricordassimo che esistono solo le PERSONE, le quali a loro volta non si dividono in lombardi, siciliani, napoletani, o in italiani, comunitari, extracomunitari, ma in responsabili e irresponsabili, civili e incivili, prudenti e imprudenti (per quanto riguarda il traffico; perché per il resto ladri e onesti, evasori fiscali e non, ecc. ecc.), si potrebbe discutere molto neglio. E da ciclista responsabile ti dico che io difendo i diritti dei ciclisti perché, almeno a Milano dove vivo, sono i più trascurati, ma non chiedo certo l’impunità per i ciclisti in quanto tali. Trovo ridicolo che si vogliano togliere loro i punti dalla patente (e se non ce l’hanno? non è mica obbligatorio per legge avere la patente), e ancora più ridicolo che questa disposizione sia inserita in un decreto chiamato “decreto sicurezza”; ma se i ciclisti violano il codice va benissimo anche per loro una multa, come per tutti gli altri, pedoni compresi. Resta vero che sono i mezzi a motore guidati con imprudenza a provocare gli incidenti mortali, e non le bici, ma questo dimostra solo che i ciclisti imprudenti sono anche un po’ scemi, dato che sono loro quelli che si faranno più male. Detto questo, ti incoraggio a seguire il tuo istinto e a ricomprare una bici. Non so dove abiti, ma perfino a Milano ci si può andare benissimo, con un po’ di attenzione, e io ci vado da 50 anni e sono ancora viva, e tutta intera. La bici dà certezza dei tempi, libertà di fermata, e libertà mentale; a me poi la pedalata credo faccia anche affluire meglio il sangue al cervello (alla mia età può essere un problema), perché le idee migliori mi vengono mentre pedalo: dovrò mettere un block notes sul manubrio per non dimenticarle appena appiedata!
    Auguri Donata

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