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Piano casa, s’impugni la Legge sarda

FAI e WWF Italia chiedono al Governo il ricorso alla Corte Costituzionale

Le norme contenute nella Legge Regionale della Sardegna n. 4/2009 sul “rilancio del settore edilizio” sono in pieno contrasto non solo con l’accordo Stato Regioni sul Piano casa ma anche con una serie di principi costituzionali. Ad affermarlo sono FAI e WWF Italia che, in una nota inoltrata al Presidente del Consiglio e a tutti i Ministri, chiedono al Governo di impugnare la Legge sarda in Corte Costituzionale.

Un contrasto pieno ed evidente non solo con l’accordo fra Stato e Regioni relativamente al Piano casa sottoscritto a fine marzo, ma anche con una serie di principi previsti dalla nostra Costituzione. Le osservazioni del FAI e WWF Italia sulla Legge Regionale della Sardegna n. 4/2009 concernente “Disposizioni straordinarie per il sostegno dell’economia mediante il rilancio del settore edilizio e per la promozione di interventi e programmi di valenza strategica per lo sviluppo” non sono certo recenti, visto che erano state inviate alla Regione stessa prima della sua approvazione. Oggi, la situazione è ancora peggiore: naufragata la possibilità di avere una normativa nazionale di inquadramento sul Piano casa, tutte le Regioni hanno legiferato in modo autonomo in materia, creando un “Arlecchino giuridico” che contiene norme spesso diverse l’una dall’altra.

La Legge Regionale sarda si aggiudica in questa situazione paradossale la “maglia nera”, tanto da spingere le due associazioni a chiedere al Governo, attraverso una nota inoltrata al Presidente del Consiglio e a tutti i Ministri, di impugnare la Legge stessa in Corte Costituzionale. In particolare, secondo FAI e WWF Italia “da un lato la Regione prevede ampliamenti degli immobili (non solo ad uso abitativo) senza fissare limiti di cubature di riferimento e senza stabilire un termine temporale entro cui questi ampliamenti possono essere realizzato; da un altro consente interventi (anche con cambi di destinazioni d’uso e la costruzione di nuovi immobili) all’interno di aree sottoposte a vincolo paesaggistico ai sensi di un piano vigente che può essere modificato solo con una procedura analoga a quella che ha portato alla sua approvazione”.

Per quanto riguarda questo secondo punto, se senza dubbio la Regione Sardegna ha la facoltà di normare in tema di paesaggio, “è altrettanto vero che le norme approvate non rispondono ai principi dell’ordinamento giuridico e rispettose delle norme fondamentali delle riforme economico-sociali della Repubblica”. Come prevede il Codice dei Beni culturali e del Paesaggio (al cui rispetto è tenuta anche la Regione Sardegna), infatti, per garantire la tutela e corretta gestione del territorio, le Regioni hanno l’obbligo di sottoporre “a specifica normativa d’uso il territorio mediante piani paesaggistici”.

Proprio la Sardegna è stata la prima Regione ad approvare un Piano Paesistico in sintonia con le prescrizioni del Codice. Piano che può essere modificato solo da un nuovo e diverso piano paesistico, e non attraverso una legge regionale. Così come le sue previsioni non “sono derogabili da parte di piani, programmi e progetti nazionali o regionali di sviluppo economico”, la cui valenza è identica a quella della Legge Regionale sarda.

Infine, la Legge Regionale sarda affida alla “Commissione Regionale per il paesaggio” la verifica di compatibilità degli interventi con le esigenze di tutela dei beni paesaggistici, e non alla Soprintendenza come previsto dal Codice dei Beni culturali e del Paesaggio.

Leggi la nota di FAI e WWF Italia

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 17 novembre 2009 da in Ambiente & Ecologia, Essere Cittadini attivi. (Diritti & Doveri) con tag , , , , , , .
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