Potrebbe essere semplicemente l’inchiostro rilasciato dall’imballaggio. Oppure una reazione dovuta a un “insolito” processo di salatura. O, ancora, un microbatterio denominato “Pseudomonas”. Sulle mozzarelle che appena estratte dalla confezione si colorano di blu, nessuna informazione dettagliata è stata finora fornita dalle autorità sanitarie nazionali.
Consumatori all’oscuro
Ancora una volta un’allerta viene lanciata dalla stampa, ma nessuna informazione dettagliata viene fornita ai consumatori dalle Autorità sanitarie nazionali. Decine di migliaia di mozzarelle sono state ritirate dagli scaffali in questi giorni, ma i consumatori non ricevono informazioni ufficiali né sulla marca della mozzarella, né sulla natura del problema.
Il ministero tace
Silenzio, dal ministero della Salute, sulla marca del prodotto. Non è la prima volta che succede. L’allarme scatta, a seguito della segnalazione nell’ambito del sistema di allerta rapido europeo (RASFF), ma mentre in altri paesi le agenzie nazionali per la sicurezza alimentare diffondono note informative ai consumatori, indicando marca e lotto del prodotto che si invita a non consumare, in Italia vige l’omertà assoluta. In queste ultime settimane si è gridato allo scandalo per la paventata soppressione dell’Agenzia Nazionale per la Sicurezza Alimentare.
Ma – si chiede Altroconsumo – a cosa serve un’Agenzia, se poi la prevenzione è lasciata ai consumatori? Intanto, mentre si attendono i risultati delle analisi dell’Istituto zooprofilattico, il rischio è che gli italiani, nel dubbio, abbandonino in toto il consumo di un alimento tipico della nostra tavola come la mozzarella.
Fonte: www.altroconsumo.it
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La mozzarella blu di Torino è il secondo incidente in pochi giorni. Il formaggio a pasta filata tedesco come quello italiano è spesso oggetto di scandali alimentari
La notizia della mozzarella blu è stata ripresa da tutti i giornali, ma pochi sanno che il primo allerta sulla mozzarella è scattato il 9 giugno 2010 a Verona, quando le autorità sanitarie locali scoprono una partita di formaggio colorata di azzurro, la ritirano e avvertono il Ministero della salute. A questo punto il Ministero invia immediatamente una comunicazione al sistema di allerta Rasff a Bruxelles dicendo che sono state bloccate queste mozzarelle tedesche, dopo la segnalazione di un consumatore, precisando che i latticini potrebbero essere ancora sul mercato.
Il secondo annuncio viene spedito a Bruxelles il 18 giugno 2010, dicendo che è stata ritirata una seconda partita di Mozzarelle per lo stesso problema riscontrato nella zona di Torino e precisando che questa volta il prodotto ha superato la data di scadenza. Il duplice allerta si spiega perché la signora che ha fotografato con il telefonino la famosa mozzarella blu, da cui è scaturito il sequestro dei Nas aveva acquistato la mozzarella 17 giorni prima.
Quello che più irrita in questa vicenda è il modo in cui è stato trattato l’episodio dai media che hanno puntato subito il dito contro la mozzarella tedesca, sottolineando la necessita di conoscere l’origine dei prodotti alimentari. Sapere l’origine è importante ma è un elemento poco rilevante per valutare la qualità di un prodotto che non rientra nella categoria Dop o Igp.
La carta di identità di una mozzarella e quindi l’origine non è un attestato di genuina e di qualità. Per valutare la qualità di una mozzarella bisogna decodificare l’etichetta come viene spiegato nella nota pubblicata su questo sito. Per rendersi conto dell’importanza relativa dell’origine basta solo sfogliare l’archivio delle frodi.
Ricordo un test fatto per la trasmissione televisiva Mi manda Lubrano 15 anni fa, in cui si denunciava l’abitudine di miscelare al latte di bufala quello di mucca, soprattutto in estate quando gli animali producono meno latte. L’aggiunta era lecita, ma bisognava dichiararlo in etichetta e molti produttori dimenticavano questo piccolo particolare.
Più di recente nel 2008 le cronache raccontavano della mozzarella di bufala Campana Dop contaminata dalla diossina. Allora i ministri della repubblica per minimizzare la portata dello scandalo, si facevano riprendere mentre mangiavano mozzarella.
Qualcuno ipotizzava addirittura un complotto contro i nostri prodotti alimentari anche se la situazione era abbastanza seria. In un comunicato ufficiale datato 29 aprile 2008 relativo alle analisi condotte in tutti i caseifici della Campania, si diceva che i 116 campioni di latte analizzati provenienti dalle province di Salerno e Benevento erano tutti in regola, mentre i 39 campioni di mozzarelle di bufala (pari al 14,4% ) provenienti dalle province di Napoli, Caserta ed Avellino risultavano contaminati.
Sul fronte degli allevamenti la situazione era analoga: su83 allevamenti posti sotto sequestro all’inizio della crisi nel mese di marzo, 31 sono risultati positivi alla diossina. Mi chiedo perché oggi si criminalizza la mozzarella tedesca che diventa azzurra? Sarebbe meglio puntare il dito contro tutte le sofisticazioni senza rivendicare al prodotto italiano una superiorità virtuale non sempre meritata.
Roberto La Pira
Fonte: www.ilfattoalimentare.it
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