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La caduta di stile di Quattroruote

Scrivo a titolo personale, come semplice lettore, senza voler essere polemico per puro sport.

Da lettore di lunga data di Quattroruote, devo dire che il numero attualmente in edicola mi ha lasciato a dir poco perplesso, con una caduta di stile che non mi sarei aspettato.

Non so se attribuire questo nuovo percorso editoriale al recente cambio del Direttore, con Cavicchi che ha sostituito il decennale Tedeschini, tuttavia è anche vero che con la precedente direzione, certi titoli non si vedevano…

Il sommario per la rubrica Primo Piano riporta l’articolo intitolato: Tempi da escort. In realtà poi l’articolo è intitolato Chiamami escort e spiega il servizio di autista personale a tempo determinato, utilizzato ad esempio per riportare a casa chi ha alzato il gomito in discoteca.

Nel complesso, visti i tempi di uso ed abuso del termine Escort, credo si potesse usare tranquillamente un termine diverso. Ma questo è un semplice antipasto…

Sempre nel sommario, a pag. 82 ecco il titolo: L’angoscia di averlo piccolo (il motore).

Una volta arrivati a pag. 82, il titolo, ancora una volta, si modifica leggermente, perdendo la precisazione iniziale: (il motore).

A questo punto mi vien da dire: ipotizzando che il titolo non voglia affatto essere malizioso e/o essere un doppio senso, perchè precisare per l’appunto che ci si riferisce al motore?

Il fatto stesso che tu lo faccia, implica di fatto il gioco con le parole con un titolo che mi va bene (si fa per dire) per un TG tipo StudioAperto, meno per un’autorevole giornale.

Ma vediamo ora come inizia l’articolo: “….non fraintendete. Lungi da noi qualsiasi ammiccamento un pò osè. I centimetri cui ci riferiamo sono cubi. Stiamo parlando di cilindrata….”

Il giornalista, quindi, nonostante il titolo si presti all’ammiccamento osè, precisa che tale intento è lontano dalle sue intenzioni?

Vien da chiedersi allora come interpretare l’accoppiata Titolo + Foto, con il quale si presenta l’articolo in questione. A me sembra che chiudano il cerchio del cattivo gusto.


Un commento su “La caduta di stile di Quattroruote

  1. Francesco
    6 settembre 2010

    Mi sembra che una situazione di questo tipo potrebbe essere sintetizzata con una frase del tipo “vorrebbero fare i tipi spiritosi e brillanti, ma non ci riescono”.

    Giornalisticamente si può giocare, creando curiosità nel lettore e alleggerendo l’atmosfera, con doppi sensi di qualsiasi tipo.

    Però deve essere una situazione in linea con lo spirito della testata: è una cosa che funziona molto bene, per esempio, nella stampa “generalista”, dove è quasi d’obbligo catturare l’attenzione del lettore al quale, altrimenti, potrebbe sfuggire un articolo interessante.

    Tipico, questo, dei quotidiani, dei settimanali di attualità. dei mensili che fanno leva sull’emotività come stile giornalistico. Non certo su pubblicazioni di settore, piuttosto tecniche, sicuramente mono-tematiche: dove, per altro, piazzare un titolo spiritoso ogni tanto, rompendo magari una serietà finanche paludata portata avanti lungo tutte le altre pagine del numero, non giova minimamente.
    * * *
    Ricordo, così a memoria, un titolo di tanti anni fa del quotidiano “Il Messaggero” molto ben fatto e che intelligentemente verteva sul gioco degli equivoci: «I conti tornano», riferito a una campagna acquisti della Roma che senza intaccare i bilanci societari riportò in squadra Paolo e Bruno Conti, suonava molto piacevole, soprattutto se ben impaginato e giocato tra lettering fotografie.

    Risulta evidente, allora, che un giornale che usa giocare in questo modo, può permettersi, senza disturbare i lettori, di titolare «Attenti a quei due», sfondato sulla fotografia di una ragazza in topless al mare, un articolo sul boom della moda del monokini.

    Diversamente: già nella rigidità tipografica e nella scelta della fotografia piuttosto demodè nello stile – nella luce, nei colori, negli abiti, nella pettinatura: quasi a richiamare forzatamente altre epoche meno libere nel costume e, perciò, solleticare gratuitamente e morbosamente una certa pruderie – questo titolo sembra non funzionare.

    Ancor di più, poi, se accostato a contenuti e a uno stile redazionale molto tecnici che non richiedono l’uso di certe trovate giornalistiche; ancor di più, poi, se si stratta di una sorta di “una tantum”, quasi a volersi concedere la licenza di un divertissement.

    Insomma: una caduta di stile, nei contenuti e nella grafica, non giustificato e che non paga.

I commenti sono chiusi.

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