Paoblog.net

Il tempo che ti piace buttare, non è buttato. (J. Lennon)

Un libro: Morte tra i ghiacci

di Lincoln Child

Ediz. Rizzoli – Pagg. 374 – € 19,50

Trama: Doveva essere una spedizione di routine, quella dello scienziato Evan Marshall nel cuore dell’Alaska. Il ghiacciaio del Mount Fear, in lento ma inesorabile scioglimento, sembrava l’ideale per le sue ricerche sui cambiamenti climatici. Ma l’imponente montagna, che i nativi Tunit credono abitata da spiriti della natura vendicativi e intoccabili, riserva all’equipe di Marshall una sorpresa di tutt’altro genere: quando una grossa lastra di ghiaccio si stacca da un fianco, un enorme occhio giallo appare a fissarli.

È una spaventosa creatura preistorica, quella che Marshall e i suoi hanno scoperto, un animale finora sconosciuto rimasto per millenni prigioniero dei ghiacci. Un ritrovamento senza precedenti, che accende immediatamente l’interesse del rapace network televisivo che finanzia le ricerche di Marshall.

Ma quando, nel buio della notte artica, il corpo della bestia scompare, e intanto vengono ritrovati i cadaveri sventrati di tre membri della troupe, il monito dei nativi risuona finalmente in tutta la sua inascoltata e profetica saggezza: la montagna si è ribellata all’avidità degli uomini, risvegliando da un sonno senza tempo un mostro che doveva restare sepolto nelle sue profondità. E che è tornato per spargere terrore, uccidere e, forse, mettere in discussione per sempre le certezze più radicate della nostra civiltà.

Letto da: Paolo

Opinione: Fino a che non si manifesta la creatura, il libro scorre via bene, un romanzo d’avventura, per così dire, ma poi le cose precipitano e neanche la mia immaginazione mi aiuta a digerire una storia che da avventurosa e credibile (nello specifico contesto), diventa soprannaturale e forzata.

Troppo truculento, splatter, e nel contempo ripetitivo nelle continue uccisioni, con una fine prevedibile. Alcuni personaggi sono appena definiti, penso a Logan con il quale inizia tutto e che poi non si capisce come e perchè sia arrivato fin lì. Follia quanto vuoi, ma Emilio Conti raggiunge il ridicolo.

La star dello show è penosa; per quanto una possa essere una star superficiale e narcisista, non vedo questa bionda arrivare in Alaska in tacchi a spillo e tailleur, così come si riduce ad una macchietta da film di serie B il camionista che affronta la bufera di neve, con temperature di una ventina di gradi sotto lo zero con una camicia hawaiana a maniche corte.

Non faccio fatica a confessare che sono stato costretto a terminare la lettura scorrendo velocemente le pagine, pur di arrivare alla parola FINE. Deludente.

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 22 settembre 2010 da in L'angolo dei libri - Le nostre segnalazioni con tag , , , , .
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: