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Il tempo che ti piace buttare, non è buttato. (J. Lennon)

Un libro: Roma occupata 1943-1944. Itinerari, storia, immagini

di Anthony Majanlahti, Amedeo Osti Guerrazzi

Ediz. Il Saggiatore –  Pagg. 318 – € 17,00

Roma: la città eterna, la città che non importa quante volte tu l’abbia visitata o quanto tempo ci sia rimasto…non potrai mai dire di averla vista abbastanza. Questo libro è una guida turistica speciale per una storia speciale: la storia di Roma occupata. La capitale fu invasa dai nazisti dal settembre 1943 al giugno 1944.

La guida è concepita in modo innovativo: accompagna i turisti che vogliano addentrarsi nella Roma occupata e presenta, allo stesso tempo, la storia, gli eventi e i protagonisti di quei tragici giorni. Organizzato in itinerari e percorsi di viaggio, la guida invita a spostare lo sguardo di turista sulla storia nascosta di Roma, sulle tracce, spesso taciute ma ancora visibili, di un’occupazione lunga e dolorosa.

Letto da Francesco

La mia opinione:  Un libro davvero straordinario. Che ti incolla, letteralmente, alle proprie
pagine tenendoti con il fiato sospeso; che ti rapisce, incuriosisce e ti fa vedere, ancora una volta letteralmente, la Storia e la Città di allora e di quei giorni. Un libro che ti fa, in molti momenti del suo scorrere pagina dopo pagina, metterti a piangere.

Gli occhi ti si fanno lucidi e gonfi di lacrime: perché gli autori sono davvero bravi a ricostruire vicende che, magari, già sai ma che qui percepisci così intensamente che ti sembra di viverle in presa diretta.

Conosco abbastanza bene molte storie accadute a Roma durante l’occupazione nazista. Anche perché, giustamente, molte lapidi ne ricordano gli avvenimenti in tanti angoli della città. E a chi cammina, curioso e affamato di sapere, per le vie di Roma come son solito fare io, non possono sfuggire le tante storie drammatiche che la città stessa ti propone.

La storia di Teresa Gullace, che ispirò Rossellini nella celebre scena con protagonista Anna Magnani in Roma città aperta; le storie di tanti attivisti della Resistenza e di delatori e traditori, di servitori dello Stato sacrificatisi per liberare Roma ribellandosi ai nazisti restando fedeli all’Italia, dell’attentato di via Rasella, della deportazione degli Ebrei, del Ghetto, delle Fosse Ardeatine, delle prigioni di via Tasso a San Giovanni in Laterano e della Pensione Iaccarino nel quartiere Ludovisi, di Radio Vittoria sul barcone nel Tevere…

Tante storie che hanno contribuito alla Liberazione di Roma e dell’Italia, spesso dolorose, coraggiose, passionali e qualche volta anche gioiose: sono qui raccontate in modo molto efficace, facile da leggere e, soprattutto, da seguire attraverso una razionale suddivisione in itinerari per zone e quartieri, con il supporto di cartine e immagini fotografiche di ieri e di oggi.

Un libro che ispira, ancor di più, a camminare per Roma andando alla ricerca di quei luoghi, di quelle tracce, di quelle testimonianze. Soprattutto: di quei volti, di quelle storie, di quei passi e voci che ti sembra sentire ancora come una eco lungo le strade di Roma occupata e ora liberata, anche grazie al coraggio di uomini e donne qui descritti.

Un libro emozionante, davvero da leggere.

2 commenti su “Un libro: Roma occupata 1943-1944. Itinerari, storia, immagini

  1. Vi invitiamo a visitare il Museo storico della Liberazione, Via Tasso 145, per verificare come non corrispondano alla verità numerose delle cose che sono scritte nelle pagne dedicate ad esso nel libro. Antonio Parisella, presidente del Museo

  2. Francesco
    10 gennaio 2011

    A conferma che leggere questo libro ispira – persino persone, come me, già abituati a farlo – ancor di più ad andare in giro per Roma cercando luoghi, testimonianze, ricordi, nomi…

    … Ho già compiuto un paio di itinerari per la città alla ricerca di visive testimonianze di storie lette tra queste pagine.

    Sabato pomeriggio ero in via Rasella.
    Ebbene: per quanto conoscessi già, essendoci stato più volte, quella stretta strada in salita alle spalle del Quirinale e vicino piazza Barberini, non avevo mai notato un particolare che, davvero, proietta chi lo osserva con attenzione indietro nel tempo.

    C’è, infatti, un palazzo in via Rasella all’angolo con via del Boccaccio che, per quanto siano passati tanti anni da quel 23 marzo 1944, non è stato mai restaurato.
    La sua facciata, dunque, è ancora così come allora.
    Ciò permette, allora, di osservare i segni di quell’avvenimento e di provare a immaginare, restando raccolti in silenzio, cosa possa essere stato.
    Un palazzo testimonianza di un avvenimento tragico ma, ancor di più, di un lungo periodo di terrore.

    Sulla facciata di quell’antico palazzo di cinque piani sono ancora, perfettamente visibili, tantissimi fori causati dalle mitragliate delle SS.
    Mitragliate dirette contro le finestre di quel palazzo – come di tutti gli altri nella via – per stanare eventuali attentatori (le SS pensarono che gli attentatori fossero stati appostati in qualche casa e non, come fu, travestiti da netturbini in strada). Decine e decine di buchi, soprattutto tra il terzo e il quinto piano “decorano” le due facciate ad angolo di quel palazzo, all’altezza delle finestre.

    Sembra una “cosa da poco”: ma quei segni di mitraglie costituiscono un vero e proprio monumento a ricordo di un evento drammatico e simbolo di un periodo tragico. Osservare in silenzio quel palazzo fa risuonare nella mente quei colpi; fa immaginare voci, urla, grida, gente (donne, bambini, anziani) costretta a uscire mani alzate dalle case, ammassati sulla strada; fa rivedere i corpi di quei soldati uccisi sul selciato, la drammaticità di scelte operate come fossero azioni di guerra…
    Non so quanto una facciata, fisicamente, possa resistere al Tempo e nel tempo se non viene restaurata: io, davvero, vorrei che quel palazzo resti sempre così…

    * * *

    Sempre sabato, poi, ho girato lungo le vie strette, ora animate ora silenziose, del Ghetto ebraico alle spalle della Sinagoga, incastonato tra via Arenula, Torre Argentina e piazza Venezia.
    Molte botteghe e locali sono stati stravolti dal e nel tempo, modernizzati, diversificati. Altri però, soprattutto in vicoli e viuzze secondari, restano sempre uguali e uguali a 67 anni fa sono.
    Ciò permette, anche qui, di rivedere con gli occhi e nella mente le storie drammatiche della deportazione degli ebrei romani che fu cosa di immense proporzioni e drammatici esiti. Di migliaia di ebrei romani deportati, sono sopravvissuti poche decine.

    In una viuzza secondaria (S. Angelo in pescheria) ancora esiste, e resiste al tempo, la trattoria dove Celeste Di Porto incontrava gli uomini delle ricostituite Camicie Nere per “spifferar loro” dove si nascondessero ebrei ricercati.

    Celeste era una bellissima ragazza appena diciottenne, una “umile servetta” ebrea che utilizzò la propria apparenza fisica e spregiudicatezza caratteriale per vincere frustrazione e condizione di povertà, oltre che per vendicarsi dell’esser sempre stata sfruttata dai ricchi cui prestava servizio come “serva”, legandosi ai Fascisti come delatrice, tradendo persino membri della propria famiglia.

    Una bella piccola ragazza e una umile osteria potevano, in quei mesi, significare terrore, morte, disperazione.
    Storie agghiaccianti che raccontano come gli uomini possano arrivare a farsi la guerra tra di loro, nelle strade del proprio quartiere, in nome di vendetta e sopraffazione.

    Ma, anche, storie di palazzi nobiliari, di ricche signore “ariane” che nascondevano decine di ebrei, salvandoli dalla morte.

    Storie belle e brutte, in giro per Roma. Che, giustamente, il Poeta chiamava “misera e stupenda città”.

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Questa voce è stata pubblicata il 10 gennaio 2011 da in L'angolo dei libri - Le nostre segnalazioni con tag , , , , , .
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