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L’Aci che critica le strisce blu e l’Aci che le gestisce

di Maurizio Caprino

Fa una certa impressione leggere che il presidente dell’Automobile club di Torino prende spunto dal controverso servizio delle Iene sulla presunta irregolarità della sosta a pagamento per attaccare anche lui il sistema delle strisce blu.

Intendiamoci, le argomentazioni del presidente sono pure condivisibili: lui non dice che sono vessazioni all’automobilista e che le strisce blu sottraggono spazio al traffico (anche perché poi su quello stesso spazio la gente parcheggerebbe lo stesso).

Semplicemente, nota che, così come sono disegnate, quelle strisce intralciano e possono creare anche pericolo: ci sono strade dove, per guadagnare posti, le hanno disegnate a spina di pesce anziché in parallelo al senso di marcia, lasciando troppo poco spazio a chi transita.

Questo anche perché i veicoli diventano sempre piu ingombranti. Un’argomentazione che condivido: si sposa bene con quanto scrivevo sul fatto che a volte le strisce blu sono state disegnate pure in prossimità d’incrocio, come se bastasse pagare la sosta per eliminare la pericolosità di queste situazioni, che è invece inequivocabilmente riconosciuta dal Codice della strada.

E allora che cosa c’è che non va nelle parole del presidente?

Occorre avere un po’ di memoria per vederlo. L’Aci, di cui il presidente fa parte, è quello stesso ente che ha addirittura partecipato a società di gestione delle strisce blu.

In modo poco visibile, come nella Roma rutelliana. O in modo assolutamente palese nella Milano da bere, dove vent’anni fa il marchio dei parcheggi con le strisce blu era – appunto – Acipark.

Parliamo di due città dove i problemi lamentati dal presidente dell’Ac Torino si sono presentati ugualmente. Possiamo pretendere un po’ di coerenza a livello nazionale?

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Questa voce è stata pubblicata il 3 marzo 2011 da in Il mondo dell'automobile (e non solo), Leggo & Pubblico con tag , , , .