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Riflessioni a freddo sulla beatificazione di Giovanni Paolo II

Sembra che a Roma, alla fine, sia tornata la normalità.

Precaria normalità, ovviamente: non penso né credo, certo, che le cose funzionino sempre perfettamente e con la precisione del meccanismo di un orologio svizzero. Ma, insomma: di regolare normalità si può parlare.

I gruppi di pellegrino-turisti con bandiere e cappelli bianco-rossi, spesso vestiti con abiti tradizionali o di congregazioni religiose, immancabilmente accompagnati da giovani o meno giovani preti comunque in vetusti lunghi abiti talari, come di quelli che in Italia si vedevano fino a 30 anni fa, oppure da suore di differenti ordini: sono andati via.

Gli ospedali da campo sono stati smontati; le camionette e i pick-up di marca indiana della protezione civile e dell’Associazione Carabinieri Italiani non ci sono più; carabinieri, poliziotti, agenti della Municipale, ordinari e ausiliari, volontari: sono tornati alle giuste mansioni loro competenti.

Furgoni-regia e studio-mobili con le enormi padelle satellitari delle emittenti di tutto il Globo, polacche e spagnole soprattutto, hanno liberato i dintorni di Castel Sant’Angelo, per tre giorni trasformato in uno stabilimento di produzione televisiva.

Lunedì sera si è potuto disputare, persino, la (sfortunata) partita di calcio Lazio-Juventus che ha portato in dote ulteriore traffico bloccato nella zona Nord della Capitale.

Questa volta, però, gli agenti della Municipale dislocati attorno allo Stadio Olimpico, nonostante una presenza massiccia di tifosi come si vede solo nelle partite di importanza strategica, erano assai di meno del solito, probabilmente ancora impegnati altrove, oppure intenti a recuperare straordinari sfiancanti quanto inderogabili.

Sabato, addirittura, inizieranno gli Internazionali di Tennis, per la prima volta disputati in contemporanea da uomini e donne: doppio torneo che prelude a doppio caos automobilistico. A Roma, si sa, il torneo femminile di tennis richiama anche più di quello maschile: carattere latino degli appassionati italiani, sicuramente; presenze agonisticamente più nobili tra le contendenti alla vittoria, forse anche.

La cosa più straordinaria: dopo quattro giorni, l’Ama (Azienda Municipalizzata Ambiente) ha finalmente svuotato i cassonetti della spazzatura, rendendoli nuovamente utilizzabili. Che, però, restano terribilmente maleodoranti. Per sentir sparita la puzza, probabilmente, dovremo ora aspettare che finisca il caldo: a ottobre, forse addirittura a novembre.

Perché?

Perché, per quattro giorni, spazzini e addetti alla pulizia di strade nonché alla raccolta della spazzatura sono stati impegnati a pulire le tonnellate di rifiuti lasciate da quel milione e mezzo di pellegrini che hanno pacificamente invaso il centro e la zona Nord di Roma gravante attorno alla Città del Vaticano.

Per due notti viale Angelico, l’arteria che collega il Foro Italico, dove ci sono parcheggi per pullman, a San Pietro è stata calpestata da gruppi vocianti e canterini che si recavano in piazza sperando di assicurarsi posti in prima fila.

Tal quale i giorni che precedettero i funerali di Giovanni Paolo II. Quasi impossibile dormire sonni regolari, per chi abita come me in quella via.

Domenica 1 maggio pomeriggio, tra le 15 e le 18 ho girato nei pressi di San Pietro. Sono riuscito ad affacciarmi, persino, ai limiti del colonnato della Basilica, impossibilitato però a entrare in piazza gremita fino all’inverosimile e presidiata da gentili allievi ufficiali dei Carabinieri che ne controllavano gli ingressi; ho camminato lungo via della Conciliazione, attorno a Castel Sant’Angelo, per le vie di Borgo Pio, sui Lungotevere fino al Foro Italico, lungo le strade del centro, piazza del Popolo, via del Corso…

Ovunque gruppi e gruppi quasi infiniti di pellegrini.

Ovunque cumuli di bottiglie, carte, scatole di pasti al sacco gratuitamente distribuiti. Difficile persino camminare, farsi largo, non inciampare.

Tutti a fare foto, a comprare magliette e souvenir, molti polacchi si avviavano ai pullman o alle tante auto private da laggiù giunte portandosi cassette di frutta, arance, limoni, mele, fragole, probabilmente impossibili da trovare da loro se non a prezzi proibitivi.

E, allora, mi sono chiesto: vera fede, irrazionale fanatismo religioso oppure economico turismo organizzato, occasione da non perdere?

Oppure: teatrino organizzato, atto di forza e di potente dimostrazione verso il Mondo intero di quello che, forse, resta oggi il più forte potere temporale, quella Città Stato unica al Mondo confinata dentro la Capitale di una altra Nazione eppure così forte da riempire quella Capitale straniera come mai in altre circostanze?

4 commenti su “Riflessioni a freddo sulla beatificazione di Giovanni Paolo II

  1. Francesco
    4 Maggio 2011

    Sono pienamente d’accordo con i tuoi dubbi riguardo a quella immotivata necessità di “dover esser presente in ogni modo, caso, condizione, anche da lontano senza vedere”.

    Proprio questo aspetto è stato una delle cose che maggiormente mi han fatto riflettere: partendo proprio da quelle signore sedute – ho riconosciuto perfettamente il luogo – sui muretti dei giardini circondanti e sottostanti Castel Sant’Angelo (collocazione giustissima e pienamente giustificata: luogo alberato, ventilato, fresco, razionalmente ideale per evitare inutili colpi di sole in una giornata calda e assolata come domenica scorsa) da dove, però, al massimo si può godere della bella vista della facciata e della cupola di San Pietro in fondo allo scenografico “boulevard” di via della Conciliazione. Al massimo: in circostanze caotiche come quelle di quel giorno, probabilmente neppure la si vedeva la chiesa, da lì. Dunque… aveva senso?

    Si poteva, da lì, respirare aria di partecipazione, misticismo, fede? Ci vuol molta, molta, molta immaginazione. O una fede così forte da essere pressoché irreale…

    Per continuare, poi, osservando in giro per Roma i tanti variopinti e variegati gruppi quasi tutti polacchi (davvero: credo che il 60-70% dei gruppi provenivano dalla Polonia, stando a quel che ho potuto misurare attentamente con gli occhi – occhi abituati a cogliere in lontananza la minima ombra di una Audi A1! – poi molti italiani, spagnoli, africani, un po’ di asiatici, filippini soprattutto) composti da anziani e giovani. Tutti, però, al traino di preti e suore e, almeno in apparenza, distratti ad osservare quel che c’era attorno, proprio come turisti.

    Diverso, forse, il discorso di quei gruppi che ho visto camminare di notte e che, probabilmente, si sono conquistati così (con impegno, direi, e tenacia) un posto dentro la piazza, magari alle prime file: lì, forse, si trovano le vere motivazioni religiose, il voler essere davvero presenti spiritualmente oltre che fisicamente e, magari anche, un poco di fanatismo esagerato. Almeno per me.

    Chi, invece, mi ha davvero colpito, sono state singole persone, tutte polacche. Ovvero: ho visto alcuni signori di mezza età, in un paio di casi a gruppi di due altri di tre-quattro, salire in tardo pomeriggio, per ripartire a cerimonia conclusa, su vecchie Opel Astra o Renault Clio tre volumi o Dacia con targa polacca e effigi del Papa attaccate ai finestrini. Ecco: ho pensato a persone che si sono sobbarcate, in silenziosa quasi solitudine, un viaggio dalla Polonia (ma anche, forse, solo da altre città italiane o europee; o, magari, solo da Ostia, Fiumicino, Ladispoli, Latina dove vivono e lavorano molti polacchi: fa lo stesso) pur di esserci.

    Queste persone, forse, erano davvero religiosamente e spiritualmente motivate, davvero devote. Per qualsiasi motivo, magari perché credevano di aver ricevuto una grazia personale o solo per patriottismo campanilista: però devote e ispiravano umile simpatia.

    * * *

    Riguardo alle tue “divagazioni”: a Roma, in piazza Cavour, ovvero dietro Castel Sant’Angelo a poche centinai di metri dal Vaticano c’è una delle più belle chiese Valdesi italiane, un vero gioiellino architettonico di fine 800. Ma non solo: lì dentro si respira molto semplice, puro, rigoroso, genuino misticismo.

  2. paoblog
    4 Maggio 2011

    Non essendo credente le mie riflessioni lasciano il tempo che trovano, perchè viziate appunto dal fatto di essere totalmente estraneo all’evento… tuttavia so per certo che potrei anche avere la Fede (mai dire mai), ma difficilmente potrei aderire alla gestione della stessa da parte di terzi ovvero della Chiesa così come è impostata …

    Ho già detto di sentirmi per assurdo vicino alla Chiesa Valdese, ma forse questo dipende in piccola parte dalle mie remote origini tedesche e perciò con parenti che appartenevano alla Chiesa Protestante e che da ragazzino ho potuto conoscere appena in occasione dei miei soggiorni dalla bisnonna, in Germania…

    Sto divagando, chi l’avrebbe detto? 😉

    Torniamo a noi, non riesco ad entrare nell’ottica dell‘importante è Esserci.

    Ho sentito in tv le lamentele dei pellegrini che erano a chilometri di distanza a seguire il tutto su maxischermi peraltro mal posizionati secondo quanto dicevano…

    Ed allora tra essere davanti ad un maxischermo in mezzo alla strada piuttosto che davanti alla tua televisione, la diferenza dove sta?

    Persino io riesco a comprendere il fatto che un credente possa vivere totalmente l’evento da Piazza San Pietro, ma una volta che sei fuori tiro… qui o là …

    Ma come detto, il mix composto dall’essere non credente e pure razionale, rende forse inutili i miei commenti. 🙂

    P.S. Il fatto che abbia utilizzato la frase “estraneo all’evento” usata anche da Francesco è puramente casuale.. mi sono accorto dopo che sono le sue parole…

  3. Francesco
    4 Maggio 2011

    Condivido la riflessione dell’amico Miro, al quale porgo ringraziamento e altrettanti saluti.

    E, in proposito alle sue e mie riflessioni, scrivo una ulteriore precisazione.

    Effettivamente, un fenomeno mediatico e comunque, qualunque possano essere la sua natura e le sue motivazioni, intensamente popolare come quello registrato in occasione della beatificazione di Papa Wojtyła è un evento talmente eccezionale, oltre che circoscritto nel tempo, che può essere serenamente tollerato.

    Soprattutto da chi, come mi considero io senza volermi vantare di alcunché, è persona particolarmente tollerante.

    Mi spiego. Qualunque possa essere il nostro pensiero nei confronti della religione – cristiano cattolica in questo specifico caso, ma tutta in generale – e, quindi, di un processo di beatificazione e della sua utilità spirituale e/o pratica: trovarsi a vedere da vicino – ma, in differente misura, anche da lontano attraverso mezzi di comunicazione moderna – un evento enorme come questo significa vivere un “pezzo di Storia”, esserne testimoni.

    Esserne testimoni, con tutto quel che ciò comporta: esperienza, arricchimento, osservazione non passiva a livello sociologico, possibilità di riflessione in primo luogo. Non è poco, a pensarci bene.

    Non è poco: qualcosa che aiuta, in tanti differenti modi, ad arricchirci. Per la qual cosa si può essere disposti a tollerare, sicuramente, una serie di disagi comunque temporanei. Tranne, però e senza nessun dubbio, la mancata raccolta della spazzatura. Qualcosa di veramente incivile, disumano, effettivamente intollerabile. Facile parlare, certo, stando fuori dalle impegnative “sale dei bottoni”: però, forse, in merito a questo specifico aspetto un piano di emergenza migliore si poteva pensare, cercare, attuare.

    Quel che, però, davvero mi è maggiormente interessato è stato il poter osservare da vicino, con occhi curiosi e affamati di conoscenza, questo evento. In qualche modo, seppur in piccola e limitata misura, entrandovici dentro e osservandolo con distacco.

    Sarei potuto starmene alla larga da quelle zone di Roma, pur a me vicinissime, strettamente interessate all’evento. Come quasi tutti han fatto.

    Invece: io ho voluto confondermi in e tra quell’evento e i suoi “attori” per osservarlo con distacco curioso.

    E con distacco curioso – ovvero senza coinvolgimento spirituale sentendomi estraneo all’evento stesso, ma respirandone tutta l’aria, emozionandomi e raccogliendo tutte le sensazioni, piccole e grandi, che esso mi ha offerto, come per altro son solito fare sempre quando “giro” la mia città – osservando il fenomeno credo di aver potuto cogliere tante sfumature, anche quelle che chi ne è coinvolto non vede, ponendomi tante domande e dubbi.

    Domande e dubbi su cui riflettere e a cui provare a rispondere.

    La prima vera risposta, per me, è però la riflessione stessa, in apparenza fine a sé: osservare questo fenomeno ha messo in moto meccanismi analitici, non passando così passivamente come è giusta che accada con tutto quanto ci circonda e accade attorno e che, indifferentemente se ci piace o meno, ci appartiene entrando nella nostra vita quotidiana.

  4. miro
    4 Maggio 2011

    Da credente si dovrebbe cercare di non voler per forza convertire gli altri, da ateo si dovrebbe tollerare coloro i quali professano una fede religiosa.

    Detto questo quando chi professa una fede mette in scacco una intera città e condiziona per dei giorni la vita di coloro i quali non hanno nessun interesse religioso uno magari si può sentire autorizzato a dire cosa pensa di tale evento.

    Io sposo l’ipotesi di economico turismo organizzato e di chiassoso circo mediatico parente stretto di qualsiasi reality, compresa la pagliacciata andata in scena contemporaneamente oltremanica.

    Un saluto al sempre lucido Francesco

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