Un articolo di Luca Foltran che leggo sul Il Fatto Alimentare
L’80% del succo d’arancia bevuto in Europa viene importato da Brasile e dagli Stati Uniti e a livello mondiale l’Europa assorbe 2/3 circa delle esportazioni mondiali. C’è di più negli ultimi due anni il consumo di succo è quasi raddoppiato perché i consumatori attribuiscono alla bevanda caratteristiche salutistiche.
I dati sono riportati dal rapporto della commissione Ambiente, sanità pubblica e sicurezza alimentare dell’UE pubblicato nel mese di aprile, che sottolinea le pesanti emissioni di anidride carbonica collegate al trasporto del succo.
La proposta di legge europea in esame al Parlamento mira a rafforzare il consumo di prodotti locali per tre buoni motivi:
– ridurre il trasporto su lunghe distanze, diminuendo così l’inquinamento legato alle emissioni di CO2.
– controllare che la produzione avvenga nel rispetto delle normative sociali e lavorative stabilite dal diritto comunitario.
– assicurare che i prodotti rispettino i principi di sicurezza alimentare stabiliti dall’Unione europea.
E’ importante sottolineare che i produttori brasiliani e statunitensi coltivano le arance per la lavorazione industriale, mentre in Europa la frutta si coltiva per essere consumata fresca e solo quella con difetti estetici finisce nei succhi.
Il rapporto ipotizza anche l’aggiunta fino al 10% di succo di mandarino a quello d’arancia per commercializzare le eccedenze, intensificare il gusto e permettere alle aziende europee di colmare il “gap” con i produttori extracomunitari che già utilizzano questo sistema.
Per quanto concerne l’informazione verso i consumatori la nuova direttiva chiede una differenza più chiara tra “succo” e “nettare”. Il documento auspica l’avvio di campagne informative per spiegare meglio la differenza tra il succo di frutta senza zucchero aggiunto e il “nettare” ricavato da succo concentrato con possibile aggiunta di zucchero o dolcificanti.
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