Un libro: L’esatta melodia dell’aria
Per Moses, il mondo non è fatto di oggetti, di colori, di odori: è fatto di suoni.
I suoni lo accompagnano lungo le strade del suo villaggio nel Cantone di Uri, in Svizzera. I suoni lo accarezzano durante le sue solitarie scorribande nei campi e sulle montagne. I suoni lo circondano lassù, sul campanile della chiesa, dove lui vive con la madre, reietta sordomuta che, notte e giorno, fa vibrare le campane più potenti che mai siano state costruite.
Ed è un suono – il rumore di un torrente impetuoso – che rischia di condurlo al silenzio eterno, quando il prete del villaggio cerca di annegarlo, di far tacere per sempre la prova del suo peccato mortale. Invece Moses viene miracolosamente salvato e inizia una nuova vita, lontano dalla madre e dalle campane.
Nella grandiosa abbazia di San Gallo, però, sono sempre i suoni a guidarlo: prima verso il coro della chiesa, di cui entrerà a far parte, poi nella casa di una ragazzina fragile e sola, convinta che il canto puro di quel bambino sia l’unica cura per la madre malata.
E, infine, i suoni lo legheranno alla volontà di padre Ullrich, il maestro del coro che, inebriato dalla voce perfetta di Moses, decide di renderla eterna, incorruttibile. Un atto che stravolge ancora una volta l’esistenza di un uomo nato per cogliere l’esatta melodia dell’aria e cresciuto schiavo della musica, che gli concederà fama e successo, ma che gli toglierà l’amore.
“Non si tratta di magia, vi do la mia parola. Vi sono testimone fedele che il bambino non è in grado di udire attraverso le montagne o fino all’altro capo del mondo: è una mera questione di selezione. Questo bimbo, all’età di quattro anni, non è capace di parlare né tantomeno di scrivere, né di leggere; ma, nella selezione dei suoni, nessuno è più bravo di lui.
E così, appollaiato, a scomporre il mondo. Isola le campane, ne ascolta il suono nella sua totalità e, infine, le mette da parte. Afferra il soffio del vento, e vi sente ciò che noi vediamo nelle onde di un lago: una moltitudine di correnti, caotiche eppure ordinate secondo la legge di Dio. Ama ascoltare gli spifferi tra le fessure del tetto sopra di lui, o le raffiche che frustano gli spigoli della torre, o i refoli che sfarfallano tra i lunghi fili d’erba del prato.
E, pur deliziandosi di ogni nuovo suono, subito impara che i rumori non sono fatti per essere amati. Impara che il fischio del vento nelle fenditure è più opaco quando sta per piovere, e teme lo strascicare dei piedi dei primi devoti la domenica mattina, perché significa che sua madre dovrà correre a nascondersi nelle grotte a monte della chiesa per qualche ora, finché la sagoma di padre Karl Victor non sarà nuovamente scomparsa tra le case del paese.”