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Etichetta di origine made in Italy: il ministro Romano punta a migliorare la leggibilità

In sintesi un articolo di Dario Dongo che leggo su Il Fatto Alimentare

Il 1° giugno, il ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali Saverio Romano ha convocato i rappresentanti della filiera agroalimentare italiana per annunciare un nuovo progetto normativo nazionale:

Abbiamo finalmente pronto il decreto per la difesa dei nostri prodotti, la strategia della promozione e della comunicazione. Dobbiamo poter sostenere chi ha scelto di produrre in qualità attraverso l’uso delle risorse agricole del nostro paese. Dobbiamo accompagnare queste imprese verso i Paesi emergenti dove si va formando una nuova classe di consumatori in grado di apprezzare il made in Italy, come la Cina.

Di cosa si tratta?

Il capo dipartimento Mario Catania ha ricordato che norme europee e nazionali di settore già prevedono l’obbligo di indicare l’origine delle materie prime sulle etichette di alcuni alimenti: oli vergine ed extravergine d’oliva, carni bovine e avicole, miele, latte fresco e passata di pomodoro.

Il ministero, senza voler interferire con i principi cardine di tali normative, vorrebbe introdurre nuove prescrizioni per garantirne la leggibilità.

In particolare: l’obbligo di posizionare l’informazione nello stesso campo visivo della denominazione di vendita; una dimensione minima dei caratteri proporzionata alla misura della confezione (per la gran parte dei prodotti, altezza minima della “x” minuscola non inferiore a 2 mm).

L’approccio del nuovo ministro è senza dubbio condivisibile: nel rispetto delle norme comunitarie vigenti, propone di intervenire con regole nazionali sussidiarie per permettere al consumatore di comprendere un’informazione che meglio di altre può spiegare le differenze di prezzo tra i vari prodotti a scaffale (per esempio, il maggior costo di un olio extra-vergine realizzato con olive italiane anziché spagnole).

Tuttavia, al di là delle questioni di carattere tecnico legate all’adeguamento delle etichette e allo smaltimento delle scorte delle confezioni non conformi, c’è il rischio che queste norme possano entrare in conflitto con il regolamento UE per l’informazione al consumatore relativa ai prodotti alimentari che è ora in fase di definizione e disciplinerà, tra l’altro, le informazioni da apporre sullo stesso campo visivo dell’etichetta e l’altezza minima dei caratteri.

La Commissione europea potrebbe quindi chiedere all’Italia di non dare attuazione al nuovo decreto in attesa di definizione del regolamento UE.

Lettura integrale dell’articolo QUI

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Questa voce è stata pubblicata il 9 giugno 2011 da in Consumatori & Utenti, Leggo & Pubblico con tag , .