in sintesi un articolo di Agnese Codignola che leggo su Il Fatto Alimentare
Il sito si chiama Che Pesci Pigliare dove si spiega che cosa sono i rigetti, che cosa è la pesca sostenibile, evidenziando i vantaggi dell’acquacoltura. C’è anche uno spazio dedicato al dettagliante e al consumatore che acquista per consumo personale. Il decalogo prevede di variare spesso specie, di scoprire nuovi sapori e di informarsi sulla provenienza.
La situazione è grave visto l’82% circa delle riserve ittiche europee e più della metà (il 63%) di quelle atlantiche possono considerarsi esaurite. Per questo motivo l’Europa è costretta a importare i due terzi del pesce che consuma.
Il sito, insieme alle iniziative delle aziende conserviere di tonno come: As do Mar, Mareblu, Coop … e alcune catene di fast-food in attesa attesa di verifiche, che hanno scelto di commercializzare solo pesce proveniente da zome dedicate e catturato con alcuni criteri, attesta l’attenzione dell’opinione pubblica verso la sostenibilità e la trasparenza.
Forse, al di là delle nuove norme che verranno adottate, siamo di fronte ad un ripensamento generale del cittadino sui metodi di pesca e sulle modalità di cattura.
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