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Il tempo che ti piace buttare, non è buttato. (J. Lennon)

Ag. delle Entrate: se me li devi, li pretendo; se te li devo, vedremo…

A seguito della scomparsa lo scorso anno di mia nonna, risultava un credito d’imposta a suo favore ovvero agli eredi, ragion per cui la scorsa settimana mio padre è dovuto andare all’Agenzia delle Entrate per espletare la pratica; tenete presente che hanno richiesto una lunga serie di documenti ed un modulo che era stato rilasciato dal notaio a suo tempo.

Una volta arrivato all’ufficio, avrebbero dovuto fare la fila ad uno sportello per ritirare un modulo da compilare e successivamente fare una nuova fila per consegnarlo, ad uno sportello diverso; fortunatamente l’impiegata del primo sportello, molto gentile, non avendo altre persone in fila gli ha detto di restare pure lì a compilarlo, evitandogli un’ulteriore perdita di tempo.

Degno di nota che tutti i documenti da loro richiesti e debitamente presentati, siano stati scorsi velocemente dall’impiegata che, uno dopo l’altro, affermava: questo non serve.

Ed allora, se non servivano, perchè richiederli?

Torniamo al modulo rilasciato dal notaio che era identico a quello che è stato nuovamente compilato allo sportello. Ed allora l’unico documento che serviva e che aveva già con sè, non è stato accettato ed ha richiesto una nuova, identica, compilazione.

Resta il fatto che a ben vedere sarebbe stato possibile inviare il tutto via mail, magari corredato della copia del documento d’identità, e via andare.

Ma ariviamo ora alla cosa che mi ha ispirato il (facile) titolo ovvero al fatto che se tu devi dei soldi all’Agenzia delle Entrate loro li pretendono, minacciando pignoramenti, applicando sanzioni, tasso di mora, interessi.

Il che può anche andare bene se il contribuente è in torto, molto meno se ha ragione ovvero se la richiesta di Equitalia / Agenzia è priva di fondamento, se non peggio

Però fedeli al fatto che di equo c’è solo il nome, ecco che se i soldi li avanza il contribuente, l’Agenzia delle Entrate si riserva di procedere al pagamento, senza interessi o altro, ci mancherebbe, solo compatibilmente alla disponibilità di fondi.

Tuttavia, visto che alla voce Rimborsare il dizionario recita: restituire a qualcuno il denaro che ci ha dato. 

Per cui, volendo essere equi, 😉  se  io te li ho già dati, ora tu me li devi restituire, senza se e senza ma.

D’altro canto in azienda avanziamo 638 € dall’Inps che ha protocollato la pratica nel maggio 2010, ma che a 24 mesi esatti ancora non è in grado di provvedere al rimborso, visto che, come ci è stato comunicato,  per il rimborso siamo ancora al punto di partenza in quanto l’Inps ha delle grosse difficoltà…

(verrebbe da dire che la cosa più intelligente sarebbe compensare i soldi che avanziamo con quelli che gli dovremo, maforse così sarebbe troppo facile…)

La prossima volta che lo Stato mi chiede dei soldi, proverò a dirgli che abbiamo delle difficoltà nel gestire la pratica ;-)

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