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Più carabinieri sulle statali pericolose, ma solo per due mesi

di Maurizio Caprino

Più controlli sino alla fine di gennaio su cinque statali tra le dieci più pericolose d’Italia.

Li faranno i Carabinieri, nell’ambito di un’iniziativa con la Fondazione Ania chiamata “Adotta una strada” (i particolari potrete leggerli nel comunicato stampa).

Una buona cosa, senz’altro. Ma sarebbe ancora meglio se:

1. il concetto di adozione della strada fosse completo di interventi su guardrail, asfalto, segnaletica e tutto il resto che può fare la differenza tra un’arteria sicura e una a rischio;

2. si potesse vigilare sempre come si sta programmando in questi due mesi, mentre sappiamo che la Stradale ha perso e perderà ancora organico e i Carabinieri nei periodi normali trattano le infrazioni stradali come un’attività secondaria e talvolta pure casuale.

D’altra parte, le forze dell’ordine hanno tanti compiti da svolgere (e peraltro non è detto che abbiano sempre tutta questa voglia di svolgerli).

La conclusione sembra quindi inevitabile: in futuro a vigilare sulle infrazioni saranno sempre più gli apparecchi automatici.

°°°

Nota di Paoblog: esco dal seminato, ma fino ad un certo punto; leggo sul comunicato stampa: Durante i controlli, saranno distribuiti 2.000 leaflet informativi con le regole da seguire per trasportare i bambini in auto

leaflet?

considerando che la maggior parte della stampa copia pari pari i comunicati, senza porsi il problema che siano comprensibili o meno, va da sè che molti si chiederanno che sia un Leaflet. Di primo acchito anch’io, che l’inglese lo so quanto basta, nel senso che scrivendo alla clientela straniera ci siamo sempre intesi però…

…però so benissimo di essere pesante tuttavia resta in essere la mia solita domanda: perchè non parlare in italiano, con gli italiani?

non si poteva dire Opuscoli? Volantini?

soprattutto considerando quanto è scaturito dopo una mia lamentele proprio con chi pubblica comunicati stampa da cui si evince spesso divulgano senza neanche sapere quel che scrivono:

Nei giorni scorsi ho scritto ad un sito, circa un loro comunicato: ….nel caso queste notizie siano destinate anche al normale pubblico e non solo agli addetti ai lavori, mi chiedo perchè non renderle immediatamente comprensibili evitando terminologie straniere che possano mettere in difficoltà i lettori; mi riferisco nello specifico a questo passaggio: “…hanno concluso che si tratti di un outbreak endogeno….”.

Outbreak? Dubito fortemente che si tratti di un termine intraducibile in italiano, così come il risk management che troviamo più avanti nell’articolo.

Non sono contrario a priori all’utilizzo di termini stranieri che magari possono essere intraducibili in italiano e/o scomodi da utilizzare, tanto più in certi ambiti lavorativi, tuttavia viviamo in un Paese i cui abitanti spesso non sono in grado di leggere/scrivere correttamente in italiano, cosa questa della quale ho spesso conferma leggendo i commenti di acuni lettori e che è stata confermata in più occasioni da statistiche a dir poco inquietanti.

Dopo qualche giorno ho ricevuto la risposta, sicuramente gradita, ma tutto sommato mi dà da pensare, infatti se siamo arrivati al punto che se non sai tradurre un termine lo lasci così e via andare.

Cerchiamo di solito di tradurre gli inglesismi, se ci è sfuggito- e ci sfugge qualcosa- ci dispiace, anche se in certi casi -confesso- non è facile tradurre.

Nello specifico, su outbreak ho qualche difficoltà: “scoppio”?, “epidemia”? forse focolaio è la parola giusta. anche se mancando una tradizione di traduzioni, a  volte e per la fretta – come di questi giorni, in cui per vari motivi abbiamo dovuto sospendere le pubblicazioni, non si trova immediatamente il corrispettivo. In altri casi, soprattutto quando i neologismi sono importati da altre esperienze, la cosa è ancora più faticosa. ma rileviamo il punto e cerchiamo di migliorare

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