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Autostrade “riorganizza” il personale, a discapito della sicurezza (loro e nostra)

di Maurizio Caprino

Se non nevicasse e non fosse una giornata di viaggi per andare a votare, oggi ci sarebbe stato uno sciopero di tutti i dipendenti del gruppo Autostrade per l’Italia (Aspi), il maggior gestore autostradale del Paese.

Così si asterranno dal lavoro, per quattro ore, solo i dipendenti che stanno in ufficio e non fanno turni; per gli altri (compresi gli esattori ai caselli) se ne parlerà domenica 2 marzo dalla 2 alle 6, dalle 10 alle 14 e dalle 18 alle 22.

Una discreta mobilitazione, voluta da tutti i principali sindacati e dovuta a un discreto numero di motivi (leggili: Scarica Comunicato sciopero).

Tra questi, uno riguarda la sicurezza di tutti noi.

Sta ben nascosto sotto la generica definizione “riorganizzazione del lavoro nel comparto esercizio”.

Tradotto: gli ausiliari della viabilità che ormai da anni siamo abituati a vedere sui loro furgoncini colorati e muniti di display per riprodurre in grande i segnali non andranno più in pattuglia in due, ma da soli. Almeno nei casi normali: in momenti in cui ci si aspettano picchi di traffico o emergenze meteo, i turni saranno rinforzati.

Operare da soli significa il più delle volte rischiare e far rischiare di più. Infatti, anche nel caso banale di un copertone rimasto sulla carreggiata, quell’unico ausiliario che interviene dovrà quasi sempre limitarsi ad attivare il display e sbandierare per evitare che chi sopraggiunge vi finisca addosso. Per rimuovere l’ostacolo, molto spesso sarà necessario attendere l’arrivo di altro personale della società di gestione o della Polizia stradale.

E dire che poco più di un mese fa la Cassazione ha condannato proprio Autostrade per l’Italia per la rimozione tardiva proprio di una gomma, sulla Savona-Genova. Inoltre, che il lavoro dell’ausiliario sia pericoloso lo ha dimostrato una volta di più l’incidente del 13 febbraio sulla Tangenziale di Torino, in cui è morto proprio un operatore che stava assistendo un veicolo in panne.

I sindacati si sono opposti al dimezzamento degli equipaggi, ma per ora Aspi va avanti: entro poche settimane conta di terminare i corsi di formazione per andare in pattuglia da soli. Di qui la tensione di questi giorni e il rifiuto da parte dei sindacati di un nuovo inquadramento quello dell'”operatore dell’esercizio” che dovrebbe fare un po’ da factotum, sostituendo le figure distinte dell’addetto alla viabilità e del manutentore.

Di conseguenza, potrebbe anche succedere che un ausiliario effettui un intervento di manutenzione (anche il ripristino di un guard-rail danneggiato in un incidente) da solo.

In queste condizioni, sarà difficile che possa posare anche la segnaletica mobile di cantiere, che ci vorrebbe quando un intervento non è rapidissimo.

Per la verità, il dimezzamento degli equipaggi è la conseguenza di un piano che non sembrerebbe neanche male. Si punta sulla diminuzione degli appalti esterni di manutenzione, per far intervenire il più possibile il personale interno, ritenuto in aumento perché si conta di destinare a funzioni di manutenzione anche gli esattori in esubero.

Il piano non nasconde che si conta di utilizzare gli ausiliari prevalentemente di giorno, lasciando scoperti i turni di notte nelle tratte poco trafficate o poco pericolose. Ma parla di aumentare la specializzazione e di diminuire la lunghezza delle tratte sorvegliate da ogni furgone, in modo che ogni pattuglia operi più vicina all’altra e la possa raggiungere in tempi più brevi in caso di necessità.

Resta il fatto che l’operatore singolo, nella prima fase del suo intervento, resta comunque più esposto ai rischi, in attesa che arrivino rinforzi.

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