leggo su Altroconsumo
C’è un luogo, il supermercato, frequentato praticamente da tutti noi, che più di altri inquina per scaldare, illuminare, refrigerare i nostri acquisti. Piccolo, grande o iper che sia poco importa, la macchina della spesa ha consumi energetici elevati e produce tanti rifiuti e sprechi alimentari.
Anche se qualche catena si sforza di essere più sostenibile (in genere gli ipermercati), l’inchiesta rivela che si fa ancora troppo poco. Oltre al risparmio anche l’aspetto ambientale può essere importante nella scelta.
La grande distribuzione è davvero sensibile all’ambiente?
Attraverso un questionario abbiamo chiesto alle sedi nazionali delle principali catene quali sono le strategie, non visibili nel punto vendita, rispetto a temi ecologici: energia, acqua, rifiuti, mobilità, rumore, impatto ambientale dei prodotti.
Solo cinque catene su dodici hanno risposto. Sono: Auchan, Carrefour, Conad, Coop, Iper.
Inoltre, tra dicembre e gennaio scorso abbiamo ispezionato anonimamente un punto vendita per ogni catena, scegliendo tra i più grandi e i più nuovi. Abbiamo valutato l’offerta di prodotti biologici e la provenienza di quelli freschi; i prodotti “verdi” a marchio aziendale; gli imballaggi; la struttura (illuminazione, riscaldamento, separazione delle zone calde e fredde), il peso e il tipo di imballaggi utilizzati per confezionare i prodotti freschi.
La gestione dei rifiuti da parte della grande distribuzione zoppica. Servirebbero isole ecologiche con contenitori differenziati accessibili ai clienti, come valide alternative alle piazzole comunali. Quasi nessuno dei punti vendita visitati ha i contenitori per la raccolta di vetro, plastica, carta; a volte manca del tutto la raccolta dei Raee, i rifiuti hi-tech, benché sia previsto dalla normativa vigente.
Per arginare lo spreco di cibo (invenduto in scadenza o confezioni danneggiate) la grande distribuzione dovrebbe collaborare con associazioni caritatevoli per il ritiro di alimenti invendibili, ma ancora commestibili, che per logiche di vendita finiscono in spazzatura. Alcune catene di distributori sono già impegnate su questo fronte, come Auchan, Carrefour, Conad, Coop e Iper, che hanno risposto al questionario.
Uno degli aspetti in cui invece è maggiore l’impegno ambientale della grande distribuzione è il contenimento dei consumi energetici, dovuti soprattutto a riscaldamento, refrigerazione, condizionamento e illuminazione. Un approccio inevitabile, visto l’importante tornaconto economico legato all’efficienza energetica di una macchina complessa come un supermercato. Ci sono poi catene che hanno storicamente un’identità più sostenibile (è il caso di Coop).
L’offerta di prodotti più ecosostenibili è contenuta nella maggior parte dei punti vendita visitati. Spesso, quando ci sono, i prodotti certificati Ecolabel e i detersivi concentrati e con ricarica sono poco promossi sugli scaffali, mentre quelli alla spina sono davvero ancora pochi e praticamente sono disponibili solo negli ipermercati. Questo è di sicuro un aspetto da migliorare.