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In automobile, i comandi vocali servono davvero?

di Maurizio Caprino

Siamo tutti a tessere le lodi dei comandi vocali, che consentono di comporre numeri di telefono senza staccare le mani dal volante, quindi senza distrarci. E le loro potenzialità sono enormi: anche se spesso nemmeno lo sappiamo, la nostra auto può eseguire tanti altri ordini che “le diamo” con la nostra voce.

Come regolare la temperatura dell’abitacolo, impostare la destinazione sul navigatore, cambiare il canale della radio…

Ma funziona davvero tutto?

Tanto per cominciare, proprio la pluralità di funzioni possibili è già di per sé un ostacolo: bisogna tenere a memoria la frase esatta da pronunciare per attivare la funzione desiderata. Giustamente, molti costruttori hanno previsto anche frasi alternative, ma occorre comunque ricordarsele precisamente e questo non è proprio facile mentre si sta guidando.

Poi ci sono problemi di compatibilità tra l’elettronica di bordo e il cellulare. Che alcuni modelli di telefonino non possano essere completamente comandati dai sistemi del veicolo si sa già, per cui – per esempio – un vivavoce bluetooth non è in grado di leggere gli sms su qualsiasi cellulare.

Quello che spesso sfugge è che, quando si hanno tanti nomi registrati nella rubrica del telefonino, la memoria del sistema dell’auto fa fatica a memorizzarli tutti. Oppure, pur memorizzandoli, poi difficilmente li riconosce quando li si nomina, perché più sono i nomi e più ci sono assonanze tra loro, che mandano in confusione l’impianto.

Tra le altre possibili magagne, ci sono i navigatori che si bloccano quando si chiede loro di riprodurre a voce le notizie sul traffico lungo il percorso, costringendo il guidatore a leggersele sul display (e addio sicurezza).

Intendiamoci: siamo lontani dalle clamorose “incertezze” di sistemi come quello della Lancia Thesis di dieci anni fa, in cui poteva anche capitare di dettare un numero di cellulare (che comincia con 3) e la radio di sintonizzava sul canale 3. Però c’è ancora abbastanza da fare prima che le frasi di elogio che noi giornalisti regaliamo spesso ai comandi vocali siano completamente fondate.

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