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Il decreto del “fare” e la prassi del “non fare”

di Maurizio Caprino

E così anche questo governo lancia il suo bravo decreto-legge sulle semplificazioni. Visto che nel testo ci sono anche altri argomenti e – soprattutto – che non passa anno senza che si vari tra gli squilli di tromba un provvedimento semplificatorio, per “battezzare mediaticamente” questo decreto si è rispolverata un’espressione dei tempi d’oro del berlusconismo: il fare.

Fare ironia viene spontaneo a tutti, ma qui c’è semplicemente da chiedersi come mai continuiamo a semplificare senza cavare sostanzialmente un ragno dal buco.

Un barlume di risposta ce lo può dare la storia di una signora belga innamorata del nostro Paese, che ha deciso di venire a vivere proprio qui, sfidando anche la pessima fama dell’Italia.

Sentite come l’abbiamo “premiata” quando è venuto il momento di immatricolare la sua auto in Italia.

La sventurata ha visto fermarsi la sua pratica all’ufficio provinciale della Motorizzazione per due-mesi-due: luglio e agosto dello scorso anno.

Il motivo? Semplice: il funzionario era in ferie.

Non dobbiamo cedere alle facili demagogie, secondo le quali bisognerebbe abolire la borbonica prassi della nazionalizzazione dei veicoli che hanno targa comunitaria: le truffe e le irregolarità che riguardano furti, evasioni fiscali e danni da incidenti sono all’ordine del giorno e per ora si possono scoprire solo durante la pratica di nazionalizzazione, che è molto delicata e richiede effettivamente funzionari specializzati come che la povera signora belga ha trovato in ferie (speriamo che in futuro venga dato un ruolo anche ai periti assicurativi, che proprio in questi giorni hanno fatto il loro congresso nazionale proponendo anche uno scambio dati tra i colleghi dei vari Paesi per contrastare le frodi, anche perché con l’aria che tira nella rc auto per quelli di loro che sono davvero tanto professionali da poter contraddire le compagnie c’è sempre meno spazio).

Ma non dobbiamo nemmeno cedere al piagnisteo delle pubbliche amministrazioni, secondo le quali se stiamo messi così male la colpa è dei continui tagli dei fondi e del fatto che nei decenni passati sono state assunte tante persone “non tanto capaci” da potergli ora affidare compiti delicati come la nazionalizzazione.

Il punto è che bisogna prendere la realtà per com’è e regolarsi di conseguenza. Dunque, è vero che ci sono i tagli. Ma è altrettanto vero che….

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