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Indagine sugli shampoo delicati

in sintesi un articolo de Il Salvagente

No Poo. È l’ultima tendenza virale del web. Sostiene che abolire lo shampoo si può. Anzi, che conviene farlo. Per evitare un pieno di chimica a ogni lavaggio.

La tesi No Poo (da No Shampoo) non accetta compromessi. A insidiarla ci sono però due argomenti. Il primo lo propongono i dermatologi, che mettono in guardia dai rischi correlati alla scarsa pulizia del cuoio capelluto.

Piena di ghiandole sebacee, in condizioni normali la cute nascosta sotto i capelli è caratterizzata da una produzione importante di sebo. La sola acqua non basta a rimuoverlo, come avviene invece per il sudore. E a lungo andare può irrancidire come un panetto di burro.

Fino a diventare terreno fertile per la crescita di funghi e microbi, causa di prurito e alterazione cutanea che potrebbero sfociare nella desquamazione del cuoio capelluto, e dare origine all’odiosa forfora.

Se anche la chioma avesse un aspetto più sano – come sostengono i noopooisti – si tratterebbe della “salute” dei capelli nella loro parte esterna, il fusto, che è null’altro che una fibra priva di vita. Ma avverrebbe a rischio del follicolo pilifero, la parte vitale del capello, che si trova nel cuoio capelluto.

Un prezzo comunque conveniente rispetto all’incontro con la chimica?

I rischi legati alle sostanze chimiche impiegate in cosmetica non sono certo da sottovalutare. Nel caso degli shampoo, però, due elementi sembrano attenuare il rischio.

Per cominciare, l’uso corretto del prodotto prevede un contatto limitato con la cute, trattandosi di un prodotto a risciacquo. Dalle analisi più recenti, inoltre, sembra emergere un quadro abbastanza tranquillizzante sulla qualità e quantità di chimica presente nei saponi per capelli.

In un lavoro appena pubblicato da Oeko Test, la rivista dei consumatori tedeschi, l’indagine si è concentrata sugli shampoo per capelli normali. E l’esito è decisamente incoraggiante.

Nei prodotti analizzati in laboratorio, 11 dei quali acquistabili anche in Italia (seppure con marchio diverso, come nel caso di Testanera, etichettato in Germania con il nome della casa madre Schwarzkopf & Henkel), quasi due terzi del campione risultano più che accettabili per l’impatto della chimica nella composizione.

Non è ancora abbastanza, certo. Un terzo del campione ancora abbina conservanti sgraditi e muschi artificiali. Ma l’alternativa c’è. E spazia dai più costosi e sostenibili cosmetici naturali fino all’economico ma equilibrato prodotto da supermercato.

2 commenti su “Indagine sugli shampoo delicati

  1. Donatella
    19 luglio 2013

    gli shampoo senza sodium laureh sulfate e sodium lauryl sulfate (praticamente detersivi ottimi per lavare il lavandino!!) sono praticamente irreperibili al supermercato.

    L’unico che ho trovato è lo shampoo de “I provenzali” allo sapote altrimenti bisogna comprarli tramite parrucchieri (linea di goldwell o sebastian) o acquistandoli on line se te li vendono.

    Sono pochissime case a farli, le marche solite anche le più famose usano questi prodotti. In pratica tutti

  2. Morbida Dolcezza
    18 luglio 2013

    Ma pensa te!

    Lo shampoo della Phyto si compra in farmacia, costa un botto ed è qualitativamente il peggiore!

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