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Ferrara e Rovigo sulle provinciali mettono il tutor, ma non i guard-rail. E si muore lo stesso

un articolo di Maurizio Caprino che integto con questo post dedicato a chi i guard rail li mette, ma si dimentica di installare quelli adatti a proteggere anche i motociclisti

Fa impressione sapere che per uno schianto contro un platano una mamma è morta assieme alla sua bambina di sei anni, lasciando un’altra figlia di quattro anni, rimasta ferita.

Purtroppo fa impressione anche vedere i commenti alla notizia, lasciati dai navigatori sul sito del giornale locale che ha dato la notizia: sono lo specchio di un Paese dove si fa davvero fatica a parlarsi, perché ciascuno ha poche idee, parziali e confuse, ma le porta avanti testardamente.

Così tocca leggere ipotesi sul mancato uso di cinture e seggiolini e attacchi a un comitato che invece segnala un problema vero, anche se con toni eccessivi, dispute tra chi vuole tagliare tutti gli alberi a bordo strada e chi li vorrebbe mantenere, gente che pensa che per strada si muoia solo per la velocità eccetera.

Tutti hanno dimenticato di dire che contro alberi e pali si muore troppo facilmente, anche a bassa velocità: la forza dell’urto si distribuisce su quegli unici centimetri quadrati di lamiera che vengono a contatto con ostacoli così “sottili”, scaricandosi inevitabilmente sugli occupanti del veicolo e sulle strutture dell’abitacolo in modo molto forte.

Dunque, contro alberi e pali non bisognerebbe mai finirci. Visto che nessuno può essere sicuro di non finirci e che non di rado abbattere tutto significa deturpare il paesaggio italiano, l’unica soluzione è prendere guard-rail adeguati e montarli come si deve.

Proprio quello che nella zona in cui è accaduto l’incidente di cui parliamo, la provincia di Ferrara, si fa fatica a fare.

Eppure lì, oltre agli alberi, ci sarebbero da proteggere con guard-rail anche canali e specchi d’acqua dove la gente continua ad annegare.

Insomma, in provincia di Ferrara fanno una certa resistenza ad installare barriere di sicurezza e le statistiche dicono che a questo si deve una quota non trascurabile dei decessi su strada.

Lo stesso accade nella confinante provincia di Rovigo, che ha strade con caratteristiche piuttosto simili. In compenso, entrambe le zone sono ben presenti nell’elenco di quelle dove si è diffuso l’uso del tutor (controllo della velocità anche media) pure sulle strade provinciali. Con risultati non trascendentali.

Almeno nel Ferrarese, dove i sistemi di controllo sono stati attivati per la maggior parte nell’estate 2011 e da allora non si può dire che il numero di morti sia drasticamente calato.

Va precisato che i numeri assoluti sono talmente bassi da soffrire inevitabilmente di fattori casuali: per cambiarli sensibilmente, basta che in un incidente grave sia coinvolta un’auto con una famiglia a bordo invece di un papà che va al lavoro da solo.

Però complessivamente sembra proprio che il controllo della velocità media sia servito relativamente: ha messo in sicurezza qualche tratto più a rischio, ma ha lasciato altri pericoli gravi.

A questo punto, ci aspettiamo che la Provincia di Ferrara tenga fede alle promesse di reimpiegare per la sicurezza i proventi delle multe, mettendo guard-rail dove servono.

 

 

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