Quando si dice “mettere la testa sotto la sabbia”. È quello che fa il governo australiano, il quale non pare affatto intenzionato a mettere il tema del cambiamento climatico nell’agenda del G20 che si terrà questo weekend a Brisbane.
Ed è anche quello che hanno voluto ricordare all’esecutivo circa 400 persone sulla spiaggia Bondi Beach di Sidney, con una protesta scenograficamente originale.
I manifestanti hanno scavato ciascuno la propria buca nella sabbia, infilandoci poi la testa dentro, a simboleggiare l’atteggiamento dell’esecutivo di fronte alla questione del clima, che ormai è entrata con tutti i limiti del caso nelle agende di qualsiasi Paese sviluppato.
L’Australia è rimasto praticamente l’unico tra i Paesi sviluppati a difendere pubblicamente i combustibili fossili.
Con l’accordo USA-Cina, anche le due più grandi potenze inquinanti del mondo hanno dato un segno di voler cambiare registro. Ma Canberra non sembra intenzionata a recedere dalle proprie posizioni, strettamente connesse alla linea di pensiero dell’industria del carbone.
Il premier australiano ha definito la scienza climatica «crap» nel 2009, sostenendo che il carbone è «un bene per l’umanità».
L’Australia ha rifiutato a luglio una tassa sulle emissioni di gas serra, unico Stato a fare retromarcia sul climate change.
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