in sintesi un articolo che leggo su Rinnovabili.it
L’edificio più alto di Londra è di nuovo sotto osservazione.
Per la terza volta dalla recente inaugurazione il Cheesegrater Skyscraper, il grattacielo di Rogers, perde un bullone in acciaio.
L’edificio era già stato transennato a novembre dopo la caduta di due bulloni di enormi dimensioni nell’area pedonale sottostante.
Questo gigante da 47 piani e 225 metri di altezza è stato inaugurato a novembre e ha preso il soprannome di “grattugia” per la particolare forma trapezoidale scelta per non ostacolare la visione della Cattedrale di Saint Paul.
La perdita del bullone è stata segnalata dal sistema di sicurezza “precautionary tethering” che tiene sotto controllo i 9000 metri quadrati di superficie. La compagnia British Land ha annunciato l’accaduto limitandosi a dire che è avvenuto nei giorni scorsi.
Nel novembre scorso, dopo i primi due bulloni rotti, l’edificio è stato analizzato dall’appaltatore Laing O’Rourke e dagli ingegneri strutturali Arup che hanno dichiarato in un comunicato della British Land:
“I test hanno concluso che i bulloni hanno presentato delle fratture a causa di un meccanismo di rottura materiale chiamato infragilimento da idrogeno.”
senza dimenticare chi inglesizza anche il … latino 😀
Vedi: https://paoblog.net/2011/07/11/comunicare-2/
Nessun traduttore automatico e’ ancora capace di tenere conto del contesto nel passare da una lingua all’altra. L’utlita’ di un programma del genere diminuisce al crescere della complessita’ della frase da tradurre, oppure nel caso di espressioni corte ma specifiche di un ambito per preciso e ristretto (come l’esempio ‘waste to energy’ – termovalorizzazione dimostra).
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concordo quindi con te sulla necessita’ di tradurre tutte le espressioni per le quali esiste una versione italiana accettabile e di uso comune (non e’ il caso di blog, come hai fatto giustamente notare all’infantile lettore dell’altro blog).
Inoltre, tradurre in italiano e’ la prova provata di aver letto e capito cio’ che si e’ letto; vale a dire, se parli bene una lingua straniera, sei in grado di tradurla con precisione.
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Ti lascio un esempio esilarante letto qualche tempo fa:
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– …per la prima volta ci sono le condizioni perche’ una nazione dell’urozona faccia le valigie e torni alla valuta nazionale
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tradotto in:
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– for the first time, there are the conditions for a eurozone country face its bags and go back to a national currency.
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A te scoprire il piccolo errorino di traduzione 🙂
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sicuri si diventa, Ride Safe.
Questa tua gradita precisazione cade a fagiolo, dato che proprio oggi, mio malgrado, sono entrato in polemica con un altro lettore di Rinnovabili.it in merito a quello che per me è un abuso, in molti articoli, dei termini inglesi.
Dico abuso perchè utilizzare termini in inglese quando sono disponibili termini equivalenti in italiano, complica la lettura a chi non ha padronanza della lingua.
Avendo già trovato strafalcioni in inglese, anche a livello puramente grammaticale, in vari articoli, va da sè che meglio sarebbe scrivere in italiano.
In occasione della medesima critica fatta ad un altro sito, mi era stato candidamente risposto che se non trovavano una traduzione al volo, lasciavano i termini in inglese nell’articolo (e tanti saluti al lettore ed alla comprensione del testo).
Il paradosso è che se un addetto ai lavori, che di mestiere deve tradurre articoli da pubblicare su un sito, non sa tradurre dei termini tecnici, potrà poi farlo un lettore con normali capacità?
Il lettore che ha polemizzato (vedi qui, se ti va: http://www.rinnovabili.it/ambiente/usa-rifiuti-inceneritore-333/comment-page-1/#comment-277 ) ritiene che tutto sia risolvibile con un traduttore automatico online, cosa che in realtà non sta in piedi per diverse ragioni, non ultima l’approssimazione di certe traduzioni che, nel caso che gli ho citato, ha restituito un risultato inesatto e fuorviante.
Giusto perche’ quando si parla di traduzioni dall’inglese sono un precisino pedante (una combinazione letale), vorrei puntualizzare due cose:
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Il comunicato stampa di British Land dice, testuale: A third bolt fractured recently and was captured by precautionary tethering put in place last year.”
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‘To tether’ vuol dire legare ad una fune, assicurare. Dopo che il primo ‘bullone’ si e’ staccato qualche mese fa, British Land ha provveduto per precauzione ad assicurare tutti gli altri del grattacielo con delle funi/tiranti/cavi di sicurezza. L’articolo sembra invece sottointendere che il ‘precautionary tethering’ sia un sistema di sorveglianza esteso, un po’ come potrebbe essere un impianto di TV a circuito chiuso.
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Per inciso, il fatto che BL abbia preso una misura precuazionale del genere vuol dire che quella non e’ una rottura casuale, ma il risultato di un probabile difetto di fabbricazione da parte del fornitore dei bulloni (che non sono veri bulloni, essendo lunghi circa un metro). Insomma, non sembra trattarsi di un bullone che non e’ stato stretto bene, ma di un problema un po’ piu’ serio e potenzialmente diffuso (infatti, siamo gia’ a tre casi).
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Last but not least, company si puo’ tradurre benissimo come azienda. Dire che British Land e’ una compagnia stride quanto dire che lo e’ Fiat, o IBM. Diverso il discorso se British Land fosse una assicurazione, nel qual caso usare ‘compagnia’ andrebbe bene. Questo e’ uno dei miei ‘pet hates’, e purtroppo vedo che l’uso di questa particolare traduzione e’ sempre piu’ diffuso.
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sicuri si diventa, Ride Pedant.