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Il tempo che ti piace buttare, non è buttato. (J. Lennon)

Ti processano “a tua insaputa” e ti ritrovi Cornuto & Mazziato

Fonte: reset-italia.net

Fonte: reset-italia.net

Alcuni giorni fa ho letto su Vanity Fair un articolo di Gabriele Romagnoli che puoi trovare fra i file caricati nel gruppo FB “Paoblog & i suoi Bloggers“.

Merita la lettura.

Ti racconto in sintesi quello che è successo in prima persona a Romagnoli ovvero una vicenda che, dal mio punto di vista, conferma una volta di più che siamo una Repubblica delle Banane.

Tutto comincia (o finisce?) con una raccomandata di Equitalia con la minaccia del fermo amministrativo della Vespe se non saranno pagati 976 € di spese processuali del 2006; di informazioni aggiuntive Equitalia non ne dà e dice di rivolgersi al tribunale di trento.

Va da sè che uno che abita a Roma, non va a Trento a chiedere informazioni, ma telefona, ma grazie alle onnipresenti regole della privacy, (applicate in genere quando non servono) diventa difficile ottenere delle risposte se le domande non le fai di persona.

E dopo aver ricevuto 976 € di spese processuali, dovrebbe pure spendere altri soldi (e tempo) per andare a Trento, per forza di cose soggiornare almeno un giorno, per porre delle domande che può fare al telefono?

Non ti fidi della sua identità, nonostante ti abbia dato Codice Fiscale e numero del documento?

Mi starebbe anche bene, ma allora fallo andare nella caserma dei Carabinieri di competenza e da là, dopo verifica della sua identità, rspondi alle sue domande.

A questo proposito cito una vicenda personale; qualche anno fa sono stato chiamato a testimoniare in un processo civile a Torino. Persa una giornata di lavoro, e quando era ora della convocazione il giudice se nè andato per mezz’ora (prova tu a ritardare) poi mi ha fatto 2 domande di numero, banali, e sono stato congedato.

La domanda che mi sono posto e che un settimanale aveva poi pubblicato (con risposta di Sergio Romano che mi ha dato ragione):

Non potevo andare in una caserma dei CC e rilasciare una dichiarazione?

Invii le domande, magari per email, il maresciallo chiede, io rispondo, firmo, una scansione del verbale e tutto finisce con costi minimi per il cittadino e per lo Stato.

Siamo incapaci di gestire le cose semplici.

Per la testimonianza potevo ottenere un risarcimento di ben 92 cent che avrei voluto chiedere, per principio, ma ci credereste? In Tribunale non avevano i moduli disponibili… 😉

Torniamo alla vicenda raccontata da Romagnoli.

Nel corso della telefonata, dopo essere stato rimbalzato attraverso tre diversi uffici, e solo grazie alla comprensione dell’impiegato di turno, riesce a sapere di essere stato processato nel 2006, difeso da un difensore d’ufficio e che i 976 € sono per l’onorario non pagato all’avvocato.

Quando chiede chiarimenti sul fatto che lui non fosse stato informato, si sente dire che era irreperibile, in quanto viveva all’estero.

Il che è vero, così come è vero che era iscritto negli elenchi dell’Aire, il registro degli italiani all’estero.

A che serve quindi registrarsi se poi risulti irreperibile?

A questo proposito nell’articolo c’è una chicca aggiuntiva, legata alla reperibilità, impossibile per lo Stato Italiano, ma non per il Vaticano. 😀

Con ulteriori telefonate, Romagnoli scopre di essere stato querelato per diffamazione per quanto scritto in un suo libro e dato che il libro edito da Mondadori è stato stampato a Cles (TN), è a quel tribunale che si fa riferimento.

Il processo, però, non è mai stato fatto in realtà, in quanto la querela è stata archiviata per infondatezza della pretesa.

Vien da chiedersi se non fosse possibile valutare da subito la fondatezza della querela e respingerla d’ufficio, invece che mettere in moto la macchina della Giustizia che, si sa, ha tempo da perdere, senza contare il danno economico per l’ignaro (ed innocente) imputato.

C’è di peggio, ci sono persone che finiscono in carcere innocenti e devono pagare un prezzo ben più alto di 967 €, tuttavia la Giustizia è un’altra cosa e di sicuro non è presente nella vicenda raccontata nell’articolo.

E sarebbe interessante sapere se la querelante ha pagato dazio oppure se nulla l’ha sfiorata, lasciandola libera di querelare ancora, pur senza presupposti, se non quelli della sua permalosità e/o suscettibilità.

La mia domanda si aggancia a quanto scritto da Stella nell’articolo citato in calce:

Domanda: perché non fissare sanzioni esemplari (tipo una multa di 5000 €) per chi sottrae tempo prezioso ai magistrati costringendoli a occuparsi di inezie manifestamente insulse o secondarie?

E per quanto concerne le denunce cretine, che intasano i Tribunali, leggi anche l’articolo di Gian Antonio Stella:  Querela la nuora: cucina male gli agnolotti. Le denunce assurde ai magistrati onorari

Leggi anche: Un libro: Precari (fuori) legge. Ogni giorno in tribunale

Quale integrazione una mail ricevuta da un lettore del Blog che preferisce restare anonimo:

A suo tempo ho avuto una “disavventura” analoga per una donna che temeva che procurassi dei problemi a lei o ai suoi figli: presentò una denuncia alla questura di una località distante centinaia di km dalla mia residenza e venni chiamato da un vicequestore che mi impose di andare là per ascoltare una specie di verbale.

Notare che mi impose di firmare di averlo ascoltato ma non volle lasciarmi copia.

Gli dissi che sarebbe stato sufficiente l’avesse mandato ai CC di competenza nella mia città, che me l’avrebbero letto con risparmio di spese e di tempo.

Nulla da fare, ma è così che va il mondo, la prossima volta, se ancora mi capiterà lo mando a quel paese e se proprio vuole vedermi mi faccio trasportare gratis dai CC.

 

 

 

 

 

 

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