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Il tempo che ti piace buttare, non è buttato. (J. Lennon)

Se per fornire il pellet dai il via ad una deforestazione…

Secondo me, nell’articolo (qui in sintesi) che leggo su Rinnovabili.it, il problema è stato affrontato con una chiave di lettura sbagliata.

A prescindere dai giochetti della UE, non è che gli USA siano obbligati a distruggere le loro foreste; è una scelta, sbagliata, alimentata da un punto di vista ottuso che ben conosciamo e che vede il guadagno economico nel breve periodo, piuttosto che vedere i costi, sia economici sia ambientali, che si pagheranno sulla distanza.

pollice giùPer raggiungere i suoi obiettivi climatici, l’Europa punta anche sul pellet, ma così facendo alimenta la deforestazione nel sud degli Stati Uniti.

Le centrali a carbone, infatti, stanno passando al pellet, acquistando la materia prima dagli USA. In Europa la copertura forestale è minore, e gli standard che la proteggono dal taglio indiscriminato sono più elevati.

Così, Bruxelles ha pensato bene di scaricare i costi della propria transizione energetica su un altro Paese.

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Secondo i calcoli dell’UE, gli alberi e le piante che vengono distrutti cresceranno nuovamente e torneranno ad assorbire carbonio, tuttavia quando la deforestazione avviene a ritmi vertiginosi queste teorie crollano come un castello di carte.

Ma se la domanda di questo materiale cresce in Europa e Corea, gli Stati Uniti  si trovano ad affrontare il pericolo di una scomparsa dei propri boschi, con ricadute drastiche sugli animali selvatici.

Le piante autoctone stanno scomparendo, con tutta la biodiversità: al loro posto sorgono piantagioni di pini dai quali si ricava parte del legno da spedire al di là dell’Atlantico.

Il paesaggio di tutto il sud sta cambiando per sempre, ma il problema nel nostro continente è totalmente sottaciuto.

L’Unione guadagna crediti di carbonio producendo energia da fonti rinnovabili, anche quando queste fonti non lo sono affatto.