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Il tempo che ti piace buttare, non è buttato. (J. Lennon)

Non cambiare abitudini per non darla vinta a quelli là, però un pò di attenzione non guasta…

Premessa: la scorsa settimana, dopo la pubblicazione del post Se i TG la smettessero di fare da cassa di risonanza ai terroristi…, mi ha scritto un’amica:

Vorrei condividere con te il pensiero di mio figlio 15enne, riguardo ai tragici fatti di Parigi.

Dobbiamo andare a Londra a gennaio per vedere una partita NBA, e quando gli ho chiesto cosa pensasse di questo  viaggio, ora, mi ha detto:

“noi a Londra andiamo, nessuno deve limitare la nostra libertà, non dobbiamo aver paura. Vinciamo noi!”

attenzioneQualche giorno fa ho inviato agli amici l’articolo Come comportarsi in caso di attentato, i consigli dell’esperto, indicando nell’oggetto della mail: serve più attenzione, poco da fare, per cui…

Preciso che l’articolo non dice di restare tappati in casa, facendo il gioco di quelli là, ma spiega come comportarsi quando si è nei locali oppure sui mezzi pubblici. Consigli pratici come quelli che ci danno per affrontare al meglio un terremoto…

Mi ha poi risposto Ele di Siena:

Non potrò mai accettare di dovermi preparare. Mi preparo a salvarmi da un evento atmosferico dannoso, non da un attentato. Non voglio prepararmi, voglio combattere per un mondo dove non ci sia bisogno di difendersi da questo.

Far passare questa teoria per me equivale ad arrendersi e darla vinta ai terroristi. Non lo farò mai.
La cosa su cui puntano di più è proprio questa: accettarli. No, assolutamente. Non accetto un mondo così e lo combatto.
Così come non accetterò mai la loro strategia per insinuare l’odio per il diverso; è su questo che contano i terroristi ed i potenti che li manovrano. Sull’ignoranza, la paura, l’invidia, l’odio.
E noi popolo sempre più scemo abbocchiamo come pesci. Non ci siamo ancora resi conto che solo il popolo unito è la vera forza, non il potere o i soldi. Ma purtroppo non lo capiremo mai…

Non concordo con l’amica senese in quanto per me essere preparati ad affrontare una situazione drammatica, qualunque essa sia, non è un atto di resa.

Anch’io non li accetto quelli là, ma sicuramente non posso ignorare che ci siano.

Quindi, così come dice Ele se arriva un uragano, ti prepari ad affrontarlo e se vai in macchina allacci la cintura perchè potresti avere un incidente.

La prevenzione serve, nel lavoro, in auto, in ambito personale e non è un atto di debolezza, ma di intelligenza.

Come spiega il comandante Alfa dei GIS: Non bisogna cedere alla paura, ma i cittadini non abbiano timore a segnalare tutte le situazioni sospette. Meglio un falso allarme che una minaccia ignorata.

Mi vien da dire, anzi, che se la nostra preparazione riduce od evita la perdita di persone, di fatto per quelli là è uno smacco e soprattutto è un modo per disinnescare la loro politica del terrore, infondendo inoltre negli altri la fiducia e far capire che anche il gesto del singolo serve, a lui ed agli altri.

Ed in una società egoistica come quella attuale vedere i gesti di grande generosità che ci sono stati a Parigi, verso sconosciuti ed anche a rischio della propria incolumità, è qualcosa che fa ben sperare per il futuro di tutti noi.

leggi anche: Sentirsi in guerra a Bruxelles. Gaufre a carri armati. La paura e i sensi di colpa in una giornata di massima allerta terrorismo.

Resto dell’idea, però, alla luce di quanto successo a Parigi ed anche accantonando i rischi concreti, che fare il Giubileo sia una fesseria, perchè la protezione dell’evento, che durerà mesi, mica giorni, assorbirà forze e risorse che avrebbero potuto essere utilizzate per proteggere meglio tutto il resto.

Un aforisma mattutino di mia sorella Spugna che cade a fagiolo…

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Aggiornamento del 29.11.2015

Integro il tutto con un estratto dell’intervista fatta da Vanity Fair a Marco Lombardi, esperto di terrorismo e crisis managment (gestione del rischio) alla Cattolica di Milano e responsabile del centro Its Time di Trieste.

Sono parole che secondo me smentiscono l’approccio di Ele di Siena; come spiega l’esperto la paura è comprensibile, ma non deve diventare panico e questo secondo me significa che per cercare di mantenere il controllo in certe situazioni è necessario essere il più preparati possibili, fermo restando che siamo civili e non militari addestrati.

Vero è che sarebbe sufficiente evitare la diffusione di notizie false, nate dal classico “l’ho letto su Internet”, neanche fosse la Bibbia dell’informazione e, non ultimo, non cavalcare la paura come ha fatto la donna che ha denunciato per terrorismo il muratore marocchino per evitare di pagargli il conto dei lavori.

controllo

In seconda battuta pubblico questo specchietto che riassume i consigli Dell’Ufficio Nazionale per la lotta al terrorismo e la sicurezza del Regno Unito:

consigli

6 commenti su “Non cambiare abitudini per non darla vinta a quelli là, però un pò di attenzione non guasta…

  1. Spugna
    23 novembre 2015

    Concordo pienamente con te. Le abitudini non devono essere cambiate. Per conto mio siamo in guerra dall’11 settembre…

    Ricordo un viaggio a Londra per lavoro dopo quell’attentato, certo tanto era cambiato, ma non la certezza di continuare a vivere e lottare, ognuno nel proprio piccolo.

    La mia opinione non è cambiata.

  2. Madamin
    23 novembre 2015

    Guarda, sono d’accordo con te,

    Ele ha un’idea giusta ma, purtroppo, non possiamo ignorare il momento e, se questo serve a salvare vite, ben venga, non è una resa a chi vuole infondere terrore.

  3. Francesco
    23 novembre 2015

    Concordo con l’atteggiamento del ragazzo quindicenne: continuare a vivere passioni e interessi, lavoro e impegni è il primo modo per vincere.

    E per farlo bene: occorre prepararsi ad affrontare le situazioni drammatiche e improvvise come quelle accadute a Parigi, ovvero tenendo presente tutte le possibilità per comportarsi in quelle circostanze e provare a fronteggiarle per uscirne fuori indenni.

    Anche questo atteggiamento (essere preparati) fa parte del miglior modo per vincere e superare questa delicata situazione, mostrandosi forti e preparati in tal modo rendendo vano il tentativo dei terroristi di sopraffarci.

  4. Poppea
    23 novembre 2015

    Ognuno agisce a seconda del proprio pensiero, il fatto è che i nostri governanti dicono di non cedere alla paura ma poi loro vanno in giro con la scorta.

    Così, come è successo in Belgio, si blocca praticamente l’economia.

    Personalmente penso, come ci è stato detto a lavoro (come ente militare siamo a rischio) di evitare luoghi affollati, addirittura supermercati.

    Mercoledì devo andare a Roma a fare le analisi, fortunatamente non devo prendere la metro ma un po’ di ansia ce l’ho.

  5. Ele di Siena
    23 novembre 2015

    facendo riferimento all’articolo segnalato in calce …

    Vivere nel terrore non è vivere…

    Chi decide – ed in base a che cosa – quando finisce un’allerta terrorismo?

    E poi che senso ha? “Rischio attentati” dicono ovunque e gli attentatori lo sanno bene e non ne fanno di attentati quando noi ce lo aspettiamo… Li faranno quando avremo ripreso la vita regolare e non ce lo aspetteremo più… come è successo fino ad adesso…

    Quindi che senso ha vivere così?

    La certezza di come, dove e quando ci sarà un nuovo attentato non l’avrai mai e quindi cosa facciamo? Viviamo blindati da ora in avanti?

    Io ricordo che c’è stato un solo modo per far cessare il terrorismo negli anni di piombo, quando ero una ragazzetta: fargli il vuoto intorno, isolarli, non creare le condizioni sociali e politiche che facilitassero i terroristi a reclutare nuovi adepti…

    Oggi il discorso è più complesso…

    Ma mi sembra una grande presa di giro che un governo da una parte ci dica che c’è un’allerta terrorismo e che lo condanni quando poi da un altro gli forniamo le armi…

    Condanniamo gli stati che fanno la guerra per il predominio finanziario sul petrolio e poi non diamo spazio alle energie alternative che ci darebbero l’opportunità di non acquistare petrolio da loro…

    Quindi una grandissima ipocrisia.

  6. Paoblog
    23 novembre 2015

    sull’ipocrisia non ci piove… dopo di che… il racconto da Bruxelles è quello di un’emergenza allo stato puro, d’altro canto ora come ora è che come se ci fosse la guerra solo che il nemico non si annuncia con divise e rombo di aerei in avvicinamento, per cui va da sè che è necessario, in questo momento, vivere una non-vita blindati

    ma non è che scendere nelle strade sarebbe una soluzione … di fatto si aumenterebbero i bersagli, ostacolando le forze di polizia nel loro lavoro …

    non è che i nostri nonni quando c’erano i bombardamenti degli Alleati se ne andassero in giro per la città fregandosene e stessa cosa per quando c’erano i rastrellamenti dei nazisti…

    e quindi, quando è realmente necessario ci si blinda, sennò si cerca di continuare la nostra vita …

I commenti sono chiusi.

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